LEGGE 8 marzo 2017, n. 24

Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonche’ in materia di responsabilita’ professionale degli esercenti le professioni sanitarie. (17G00041) (GU Serie Generale n.64 del 17-3-2017)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 01/04/2017

 

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
                              Promulga 
 
  la seguente legge: 
                               Art. 1 
 
                   Sicurezza delle cure in sanita' 
 
  1. La sicurezza delle cure e' parte costitutiva  del  diritto  alla
salute  ed  e'  perseguita  nell'interesse  dell'individuo  e   della
collettivita'. 
  2. La sicurezza delle cure si realizza anche mediante l'insieme  di
tutte le attivita' finalizzate alla prevenzione e alla  gestione  del
rischio connesso all'erogazione di prestazioni sanitarie e l'utilizzo
appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative. 
  3. Alle attivita' di prevenzione del rischio messe  in  atto  dalle
strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, e'  tenuto
a concorrere tutto il personale, compresi i liberi professionisti che
vi operano  in  regime  di  convenzione  con  il  Servizio  sanitario
nazionale. 
Avvertenza: 
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art.  10,  commi  2  e  3,  del  Testo   unico   delle
          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,
          approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  28
          dicembre 1985, n. 1092,  al  solo  fine  di  facilitare  la
          lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
          e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il  valore  e
          l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. 

Art. 2 
 
Attribuzione della funzione di garante per il diritto alla salute  al
  Difensore civico regionale o provinciale e istituzione  dei  Centri
  regionali per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza  del
  paziente. 
 
  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono
affidare all'ufficio del Difensore civico la funzione di garante  per
il diritto alla salute e disciplinarne la struttura  organizzativa  e
il supporto tecnico. 
  2. Il Difensore civico,  nella  sua  funzione  di  garante  per  il
diritto alla salute,  puo'  essere  adito  gratuitamente  da  ciascun
soggetto  destinatario  di  prestazioni  sanitarie,  direttamente   o
mediante un proprio delegato, per la segnalazione di disfunzioni  del
sistema dell'assistenza sanitaria e sociosanitaria. 
  3. Il Difensore civico acquisisce,  anche  digitalmente,  gli  atti
relativi alla segnalazione pervenuta e, qualora abbia  verificato  la
fondatezza della segnalazione, interviene a tutela del  diritto  leso
con i poteri e le modalita' stabiliti dalla legislazione regionale. 
  4. In ogni regione e' istituito, con le risorse umane,  strumentali
e finanziarie disponibili a legislazione  vigente  e  comunque  senza
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, il Centro per
la gestione del rischio sanitario e la sicurezza  del  paziente,  che
raccoglie dalle strutture  sanitarie  e  sociosanitarie  pubbliche  e
private  i  dati  regionali  sui  rischi  ed  eventi  avversi  e  sul
contenzioso e li trasmette annualmente, mediante procedura telematica
unificata a livello nazionale, all'Osservatorio nazionale delle buone
pratiche sulla sicurezza nella sanita', di cui all'articolo 3. 
  5. All'articolo 1, comma 539, della legge 28 dicembre 2015, n. 208,
e' aggiunta, in fine, la seguente lettera: 
  «d-bis) predisposizione di una relazione annuale  consuntiva  sugli
eventi avversi verificatisi all'interno della struttura, sulle  cause
che hanno prodotto l'evento avverso e  sulle  conseguenti  iniziative
messe in atto. Detta relazione e' pubblicata nel sito internet  della
struttura sanitaria». 
Note all'art. 2: 
              - Si riporta il testo dell'art.  1,  comma  539,  della
          legge 28 dicembre  2015,  n.  208,  come  modificato  dalla
          presente legge: 
              «539. Per la realizzazione  dell'obiettivo  di  cui  al
          comma  538,  ai  fini  di  cui   all'articolo   3-bis   del
          decreto-legge 13 settembre 2012, n.  158,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 8  novembre  2012,  n.  189,  le
          regioni e le province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano
          dispongono che tutte le strutture pubbliche e  private  che
          erogano prestazioni sanitarie attivino un'adeguata funzione
          di  monitoraggio,  prevenzione  e  gestione   del   rischio
          sanitario (risk management), per l'esercizio  dei  seguenti
          compiti: 
              a)  attivazione  dei  percorsi   di   audit   o   altre
          metodologie finalizzati allo studio dei processi interni  e
          delle criticita' piu' frequenti, con  segnalazione  anonima
          del  quasi-errore  e  analisi  delle  possibili   attivita'
          finalizzate alla messa in sicurezza dei percorsi  sanitari.
          I verbali e gli atti conseguenti all'attivita' di  gestione
          del  rischio  clinico  non  possono  essere   acquisiti   o
          utilizzati nell'ambito di procedimenti giudiziari; 
              b) rilevazione  del  rischio  di  inappropriatezza  nei
          percorsi  diagnostici   e   terapeutici   e   facilitazione
          dell'emersione di eventuali attivita' di medicina difensiva
          attiva e passiva; 
              c)  predisposizione  e  attuazione  di   attivita'   di
          sensibilizzazione  e  formazione  continua  del   personale
          finalizzata alla prevenzione del rischio sanitario; 
              d) assistenza tecnica verso  gli  uffici  legali  della
          struttura  sanitaria  nel  caso  di  contenzioso  e   nelle
          attivita' di stipulazione di coperture  assicurative  o  di
          gestione di coperture auto-assicurative. 
              d-bis)  predisposizione  di   una   relazione   annuale
          consuntiva sugli eventi  avversi  verificatesi  all'interno
          della struttura, sulle cause che  hanno  prodotto  l'evento
          avverso e sulle conseguenti iniziative messe in atto. Detta
          relazione   e'   pubblicata   sul   sito   internet   della
          sanitaria.». 

Art. 3 
 
Osservatorio nazionale delle buone  pratiche  sulla  sicurezza  nella
                               sanita' 
 
  1. Entro tre mesi dalla data di entrata in  vigore  della  presente
legge, con decreto del Ministro della salute, previa intesa  in  sede
di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, e' istituito, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica,  presso  l'Agenzia  nazionale
per i servizi sanitari regionali (AGENAS),  l'Osservatorio  nazionale
delle buone  pratiche  sulla  sicurezza  nella  sanita',  di  seguito
denominato «Osservatorio». 
  2. L'Osservatorio acquisisce dai Centri per la gestione del rischio
sanitario e la sicurezza del paziente, di cui all'articolo 2, i  dati
regionali relativi ai rischi ed eventi avversi  nonche'  alle  cause,
all'entita', alla frequenza e all'onere finanziario  del  contenzioso
e, anche mediante la predisposizione, con  l'ausilio  delle  societa'
scientifiche  e   delle   associazioni   tecnico-scientifiche   delle
professioni sanitarie di cui all'articolo 5, di linee  di  indirizzo,
individua idonee misure per la prevenzione e la gestione del  rischio
sanitario e il monitoraggio delle buone  pratiche  per  la  sicurezza
delle cure nonche' per la formazione e l'aggiornamento del  personale
esercente le professioni sanitarie. 
  3. Il Ministro della salute trasmette annualmente alle  Camere  una
relazione sull'attivita' svolta dall'Osservatorio. 
  4. L'Osservatorio, nell'esercizio delle  sue  funzioni,  si  avvale
anche del Sistema informativo per il  monitoraggio  degli  errori  in
sanita' (SIMES), istituito con decreto del Ministro del lavoro, della
salute e delle politiche sociali 11 dicembre 2009,  pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale n. 8 del 12 gennaio 2010. 
Art. 4 
 
                        Trasparenza dei dati 
 
  1. Le prestazioni sanitarie erogate  dalle  strutture  pubbliche  e
private sono soggette all'obbligo di trasparenza,  nel  rispetto  del
codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196. 
  2. La direzione sanitaria della struttura pubblica o privata, entro
sette giorni dalla  presentazione  della  richiesta  da  parte  degli
interessati  aventi   diritto,   in   conformita'   alla   disciplina
sull'accesso ai documenti amministrativi  e  a  quanto  previsto  dal
codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo 30  giugno  2003,  n.  196,  fornisce  la  documentazione
sanitaria  disponibile  relativa  al  paziente,  preferibilmente   in
formato elettronico; le eventuali integrazioni sono fornite, in  ogni
caso, entro il termine massimo di trenta giorni  dalla  presentazione
della suddetta richiesta. Entro novanta giorni dalla data di  entrata
in vigore della presente legge, le strutture  sanitarie  pubbliche  e
private adeguano i regolamenti interni adottati in  attuazione  della
legge 7 agosto 1990, n. 241, alle disposizioni del presente comma. 
  3. Le strutture sanitarie pubbliche e private rendono  disponibili,
mediante pubblicazione nel proprio sito internet, i dati  relativi  a
tutti i  risarcimenti  erogati  nell'ultimo  quinquennio,  verificati
nell'ambito   dell'esercizio   della   funzione   di    monitoraggio,
prevenzione e gestione del rischio sanitario (risk management) di cui
all'articolo 1, comma 539, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, come
modificato dagli articoli 2 e 16 della presente legge. 
  4. All'articolo 37 del regolamento di polizia mortuaria, di cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre  1990,  n.  285,
dopo il comma 2 e' inserito il seguente: 
  «2-bis. I familiari o gli altri aventi titolo del deceduto  possono
concordare con il direttore sanitario o  sociosanitario  l'esecuzione
del riscontro diagnostico, sia nel caso di decesso ospedaliero che in
altro luogo, e possono disporre la presenza  di  un  medico  di  loro
fiducia». 
Note all'art. 4: 
              - Il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice
          in materia di protezione dei dati personali), e' pubblicato
          nella Gazzetta Ufficiale 29 luglio 2003, n. 174. 
              - La legge 7  agosto  1990,  n.  241  (Nuove  norme  in
          materia di procedimento  amministrativo  e  di  diritto  di
          accesso ai documenti amministrativi), e'  pubblicata  nella
          Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1990, n. 192. 
              - Per l'art. 1,  comma  539  della  legge  28  dicembre
          2015,n. 208, vedasi le note all'art. 2. 
              - Si riporta il testo  dell'art.  37  del  decreto  del
          Presidente della Repubblica 10 settembre 1990,  n.  285,  e
          successive modificazioni, come  modificato  dalla  presente
          legge: 
              «Art. 37 (Riscontro diagnostico). - 1.  Fatti  salvi  i
          poteri  dell'autorita'  giudiziaria,  sono  sottoposte   al
          riscontro diagnostico, secondo  le  norme  della  legge  15
          febbraio 1961, n. 83, i  cadaveri  delle  persone  decedute
          senza assistenza medica, trasportati ad un ospedale o ad un
          deposito di  osservazione  o  ad  un  obitorio,  nonche'  i
          cadaveri  delle  persone  decedute  negli  ospedali,  nelle
          cliniche universitarie e negli  istituti  di  cura  privati
          quando i rispettivi direttori, primari o medici curanti  lo
          dispongano  per  il  controllo  della  diagnosi  o  per  il
          chiarimento di quesiti clinico-scientifici. 
              2. Il coordinatore sanitario puo' disporre il riscontro
          diagnostico anche sui cadaveri  delle  persone  decedute  a
          domicilio quando la morte sia dovuta a malattia infettiva e
          diffusiva o sospetta di esserlo, o a richiesta  del  medico
          curante quando sussista il dubbio sulle cause di morte. 
              2-bis. I  familiari  o  gli  altri  aventi  titolo  del
          deceduto possono concordare con il  direttore  sanitario  o
          sociosanitario l'esecuzione del riscontro diagnostico,  sia
          nel caso di decesso  ospedaliero  che  in  altro  luogo,  e
          possono disporre la presenza di un medico di loro fiducia. 
              3. Il riscontro diagnostico e' eseguito, alla  presenza
          del primario  o  medico  curante,  ove  questi  lo  ritenga
          necessario, nelle cliniche universitarie o  negli  ospedali
          dall'anatomopatologo universitario od ospedaliero ovvero da
          altro sanitario competente incaricato del servizio, i quali
          devono evitare mutilazioni e dissezioni  non  necessarie  a
          raggiungere l'accertamento della causa di morte. 
              4. Eseguito il riscontro diagnostico, il cadavere  deve
          essere ricomposto con migliore cura. 
              5. Le spese per il riscontro diagnostico sono a  carico
          dell'ente che lo ha richiesto.». 

Art. 5 
 
Buone pratiche clinico-assistenziali e raccomandazioni previste dalle
                             linee guida 
 
  1. Gli esercenti le professioni  sanitarie,  nell'esecuzione  delle
prestazioni  sanitarie  con   finalita'   preventive,   diagnostiche,
terapeutiche, palliative, riabilitative  e  di  medicina  legale,  si
attengono,  salve   le   specificita'   del   caso   concreto,   alle
raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate  ai  sensi  del
comma 3 ed elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonche'
dalle societa' scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche
delle professioni sanitarie iscritte in apposito elenco  istituito  e
regolamentato con decreto del Ministro della salute, da emanare entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente  legge,
e da aggiornare con cadenza  biennale.  In  mancanza  delle  suddette
raccomandazioni, gli esercenti le professioni sanitarie si  attengono
alle buone pratiche clinico-assistenziali. 
  2. Nel regolamentare l'iscrizione in apposito elenco delle societa'
scientifiche e delle  associazioni  tecnico-scientifiche  di  cui  al
comma 1, il decreto del Ministro della salute stabilisce: 
    a)  i  requisiti  minimi  di  rappresentativita'  sul  territorio
nazionale; 
    b) la costituzione  mediante  atto  pubblico  e  le  garanzie  da
prevedere  nello  statuto  in  riferimento  al  libero  accesso   dei
professionisti  aventi  titolo  e  alla  loro   partecipazione   alle
decisioni, all'autonomia e all'indipendenza, all'assenza di scopo  di
lucro,  alla  pubblicazione  nel  sito  istituzionale   dei   bilanci
preventivi,  dei  consuntivi  e  degli  incarichi  retribuiti,   alla
dichiarazione  e   regolazione   dei   conflitti   di   interesse   e
all'individuazione di sistemi di verifica e controllo della  qualita'
della produzione tecnico-scientifica; 
    c) le procedure di iscrizione all'elenco nonche' le verifiche sul
mantenimento  dei  requisiti  e  le  modalita'   di   sospensione   o
cancellazione dallo stesso. 
  3. Le linee guida e gli aggiornamenti delle  stesse  elaborati  dai
soggetti di cui al comma 1 sono integrati nel Sistema  nazionale  per
le linee guida (SNLG), il quale e' disciplinato nei compiti  e  nelle
funzioni con decreto del Ministro della salute,  da  emanare,  previa
intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo  Stato,
le regioni e le province autonome di Trento  e  di  Bolzano,  con  la
procedura di cui all'articolo 1, comma  28,  secondo  periodo,  della
legge 23 dicembre 1996, n. 662,  e  successive  modificazioni,  entro
centoventi giorni dalla data di  entrata  in  vigore  della  presente
legge. L'Istituto superiore di  sanita'  pubblica  nel  proprio  sito
internet le linee guida e gli aggiornamenti delle stesse indicati dal
SNLG, previa verifica della conformita' della metodologia adottata  a
standard definiti e resi  pubblici  dallo  stesso  Istituto,  nonche'
della rilevanza delle evidenze  scientifiche  dichiarate  a  supporto
delle raccomandazioni. 
  4. Le attivita' di cui al comma 3  sono  svolte  nell'ambito  delle
risorse  umane,  finanziarie  e  strumentali   gia'   disponibili   a
legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri  per  la
finanza pubblica. 
Note all'art. 5: 
              - Si riporta il testo  dell'art.  1,  comma  28,  della
          legge 23 dicembre 1996, n. 662: 
              «28. Allo scopo di assicurare l'uso  appropriato  delle
          risorse sanitarie e garantire l'equilibrio delle  gestioni,
          i medici abilitati alle funzioni prescrittive conformano le
          proprie autonome decisioni tecniche a percorsi  diagnostici
          e terapeutici, cooperando in tal  modo  al  rispetto  degli
          obiettivi di spesa. I percorsi diagnostico-terapeutici sono
          costituiti dalle linee-guida di cui all'art. 1, comma  283,
          terzo periodo,  della  legge  23  dicembre  2005,  n.  266,
          nonche' da percorsi definiti ed adeguati periodicamente con
          decreto del Ministro della salute,  previa  intesa  con  la
          Conferenza permanente per  i  rapporti  tra  lo  Stato,  le
          regioni e le province autonome di Trento e di  Bolzano,  su
          proposta del  Comitato  strategico  del  Sistema  nazionale
          linee-guida, di cui al decreto del Ministro della salute 30
          giugno  2004,  integrato   da   un   rappresentante   della
          Federazione nazionale degli ordini dei medici  chirurghi  e
          degli odontoiatri. Il Ministro della  salute,  di  concerto
          con il Ministro dell'economia e delle finanze,  stabilisce,
          d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
          Stato, le regioni e le province autonome  di  Trento  e  di
          Bolzano,  entro  il  31  marzo  2007,  gli  indirizzi   per
          l'uniforme  applicazione  dei  percorsi  stessi  in  ambito
          locale e le misure da adottare in caso di mancato  rispetto
          dei protocolli medesimi, ivi comprese le sanzioni a  carico
          del sanitario che  si  discosti  dal  percorso  diagnostico
          senza giustificati motivi.».
Art. 6 
 
   Responsabilita' penale dell'esercente la professione sanitaria 
 
  1. Dopo l'articolo 590-quinquies del codice penale e'  inserito  il
seguente: 
  «Art. 590-sexies  (Responsabilita'  colposa  per  morte  o  lesioni
personali in ambito sanitario). - Se i fatti di cui agli articoli 589
e 590 sono commessi nell'esercizio della  professione  sanitaria,  si
applicano le pene ivi previste  salvo  quanto  disposto  dal  secondo
comma. 
  Qualora l'evento  si  sia  verificato  a  causa  di  imperizia,  la
punibilita' e' esclusa  quando  sono  rispettate  le  raccomandazioni
previste dalle linee guida come definite e  pubblicate  ai  sensi  di
legge  ovvero,   in   mancanza   di   queste,   le   buone   pratiche
clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni  previste  dalle
predette linee guida risultino adeguate alle  specificita'  del  caso
concreto». 
  2. All'articolo 3 del decreto-legge  13  settembre  2012,  n.  158,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012,  n.  189,
il comma 1 e' abrogato. 
          Note all'art. 6: 
              - Si  riporta  il  testo  dell'art.  590-quinquies  del
          codice penale: 
              «Art. 590-quinquies (Definizione  di  strade  urbane  e
          extraurbane): Ai fini degli articoli 589-bis e  590-bis  si
          intendono per strade extraurbane  le  strade  di  cui  alle
          lettere A, B e C  del  comma  2  dell'art.  2  del  decreto
          legislativo 30 aprile 1992, n. 285,  e  per  strade  di  un
          centro urbano le strade di cui alle lettere D, E, F e F-bis
          del medesimo comma 2.». 
              - Il testo del decreto - legge 13  settembre  2012,  n.
          158 (Disposizioni urgenti per promuovere  lo  sviluppo  del
          Paese mediante un piu' alto livello di tutela della salute)
          convertito con modificazioni, dalla legge 8 novembre  2012,
          n. 189, modificato  dalla  presente  legge,  e'  pubblicato
          nella Gazzetta Ufficiale 13 settembre 2012, n. 214. 

Art. 7 
 
Responsabilita'  civile   della   struttura   e   dell'esercente   la
                        professione sanitaria 
 
  1. La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata  che,
nell'adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell'opera di
esercenti la professione sanitaria, anche se scelti  dal  paziente  e
ancorche' non dipendenti della struttura stessa, risponde,  ai  sensi
degli articoli 1218 e 1228 del codice  civile,  delle  loro  condotte
dolose o colpose. 
  2. La disposizione  di  cui  al  comma  1  si  applica  anche  alle
prestazioni  sanitarie  svolte  in  regime  di   libera   professione
intramuraria ovvero nell'ambito di attivita' di sperimentazione e  di
ricerca clinica ovvero in  regime  di  convenzione  con  il  Servizio
sanitario nazionale nonche' attraverso la telemedicina. 
  3. L'esercente la professione sanitaria di  cui  ai  commi  1  e  2
risponde del proprio operato ai sensi dell'articolo 2043  del  codice
civile,  salvo  che  abbia  agito  nell'adempimento  di  obbligazione
contrattuale   assunta   con   il   paziente.   Il   giudice,   nella
determinazione del risarcimento del danno, tiene conto della condotta
dell'esercente la professione  sanitaria  ai  sensi  dell'articolo  5
della presente legge e dell'articolo 590-sexies  del  codice  penale,
introdotto dall'articolo 6 della presente legge. 
  4. Il danno conseguente all'attivita' della struttura  sanitaria  o
sociosanitaria, pubblica o privata, e dell'esercente  la  professione
sanitaria e' risarcito sulla base delle tabelle di cui agli  articoli
138 e 139 del codice delle assicurazioni private, di cui  al  decreto
legislativo 7 settembre 2005, n. 209, integrate, ove necessario,  con
la procedura di cui al comma 1 del predetto articolo 138 e sulla base
dei criteri  di  cui  ai  citati  articoli,  per  tener  conto  delle
fattispecie da esse non previste, afferenti alle attivita' di cui  al
presente articolo. 
  5.  Le  disposizioni  del  presente  articolo  costituiscono  norme
imperative ai sensi del codice civile. 
Note all'art. 7: 
              - Si riporta il testo degli articoli 1218  e  1228  del
          codice civile: 
              «Art.  1218  (Responsabilita'  del  debitore).   -   Il
          debitore che non esegue esattamente la  prestazione  dovuta
          e' tenuto al risarcimento  del  danno,  se  non  prova  che
          l'inadempimento  o  il  ritardo  e'  stato  determinato  da
          impossibilita' della prestazione derivante da causa  a  lui
          non imputabile.». 
              «Art. 1228 (Responsabilita' per fatto degli ausiliari).
          - Salva diversa  volonta'  delle  parti,  il  debitore  che
          nell'adempimento dell'obbligazione si  vale  dell'opera  di
          terzi,  risponde  anche  dei  fatti  dolosi  o  colposi  di
          costoro.». 
              - Si riporta il testo dell'art. 2043 del codice  civile
          (Risarcimento per fatto illecito): 
              «Art.  2043  (Risarcimento  per  fatto   illecito).   -
          Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad  altri  un
          danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso  il  fatto  a
          risarcire il danno.». 
              - Si riportano gli  articoli  138  e  139  del  decreto
          legislativo 7 settembre 2005, n. 209: 
              «Art. 138 (Danno biologico per  lesioni  di  non  lieve
          entita'). - 1. Con decreto del Presidente della Repubblica,
          previa  deliberazione  del  Consiglio  dei   ministri,   su
          proposta del Ministro della  salute,  di  concerto  con  il
          Ministro dello sviluppo  economico,  con  il  Ministro  del
          lavoro e delle politiche sociali e con  il  Ministro  della
          giustizia,  si  provvede  alla   predisposizione   di   una
          specifica  tabella  unica  su  tutto  il  territorio  della
          Repubblica: 
              a)  delle  menomazioni  alla   integrita'   psicofisica
          comprese tra dieci e cento punti; 
              b) del valore pecuniario da attribuire ad ogni  singolo
          punto  di  invalidita'  comprensiva  dei  coefficienti   di
          variazione corrispondenti all'eta' del soggetto leso. 
              2. La tabella unica  nazionale  e'  redatta  secondo  i
          seguenti principi e criteri: 
              a) agli effetti della tabella per  danno  biologico  si
          intende la lesione temporanea o  permanente  all'integrita'
          psico-fisica della  persona  suscettibile  di  accertamento
          medico-legale  che  esplica  un'incidenza  negativa   sulle
          attivita' quotidiane e sugli  aspetti  dinamico-relazionali
          della vita del danneggiato, indipendentemente da  eventuali
          ripercussioni sulla sua capacita' di produrre reddito; 
              b) la tabella dei valori economici si fonda sul sistema
          a punto variabile in funzione  dell'eta'  e  del  grado  di
          invalidita'; 
              c) il valore economico del punto e' funzione  crescente
          della  percentuale  di  invalidita'  e  l'incidenza   della
          menomazione sugli aspetti dinamico-relazionali  della  vita
          del danneggiato  cresce  in  modo  piu'  che  proporzionale
          rispetto all'aumento percentuale assegnato ai postumi; 
              d)  il  valore  economico   del   punto   e'   funzione
          decrescente dell'eta' del soggetto, sulla base delle tavole
          di   mortalita'   elaborate   dall'ISTAT,   al   tasso   di
          rivalutazione pari all'interesse legale; 
              e) il danno biologico temporaneo inferiore al cento per
          cento  e'  determinato  in   misura   corrispondente   alla
          percentuale di inabilita' riconosciuta per ciascun giorno. 
              3. Qualora la menomazione accertata incida  in  maniera
          rilevante   su   specifici   aspetti   dinamico-relazionali
          personali, l'ammontare del danno determinato ai sensi della
          tabella unica nazionale puo' essere aumentato  dal  giudice
          sino al trenta per cento, con equo e motivato apprezzamento
          delle condizioni soggettive del danneggiato. 
              4. Gli importi stabiliti nella tabella unica  nazionale
          sono aggiornati annualmente, con decreto del Ministro dello
          sviluppo   economico,   in   misura   corrispondente   alla
          variazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo  per
          le famiglie di operai ed impiegati accertata dall'ISTAT.». 
              «Art.  139  (Danno  biologico  per  lesioni  di   lieve
          entita'). - 1. Il  risarcimento  del  danno  biologico  per
          lesioni di lieve entita', derivanti da sinistri conseguenti
          alla circolazione dei veicoli a motore e  dei  natanti,  e'
          effettuato secondo i criteri e le misure seguenti: 
              a) a titolo di danno biologico permanente, e' liquidato
          per i postumi da lesioni pari o inferiori al nove per cento
          un importo crescente in misura piu'  che  proporzionale  in
          relazione ad ogni punto percentuale  di  invalidita';  tale
          importo e' calcolato in  base  all'applicazione  a  ciascun
          punto percentuale di invalidita' del relativo  coefficiente
          secondo la correlazione  esposta  nel  comma  6.  L'importo
          cosi' determinato si riduce con il crescere  dell'eta'  del
          soggetto in ragione dello zero virgola cinque per cento per
          ogni anno di eta' a partire dall'undicesimo anno  di  eta'.
          Il   valore   del   primo   punto   e'   pari    ad    euro
          seicentosettantaquattro virgola settantotto; 
              b) a titolo di danno biologico temporaneo, e' liquidato
          un importo di euro trentanove virgola trentasette per  ogni
          giorno  di  inabilita'  assoluta;  in  caso  di  inabilita'
          temporanea inferiore al cento per  cento,  la  liquidazione
          avviene  in  misura  corrispondente  alla  percentuale   di
          inabilita' riconosciuta per ciascun giorno. 
              2. Agli effetti di cui al comma 1 per  danno  biologico
          si   intende   la   lesione   temporanea    o    permanente
          all'integrita' psico-fisica della persona  suscettibile  di
          accertamento   medico-legale   che   esplica   un'incidenza
          negativa  sulle  attivita'  quotidiane  e   sugli   aspetti
          dinamico-relazionali   della    vita    del    danneggiato,
          indipendentemente  da  eventuali  ripercussioni  sulla  sua
          capacita' di produrre reddito. In ogni caso, le lesioni  di
          lieve entita', che non siano suscettibili  di  accertamento
          clinico strumentale obiettivo, non  potranno  dar  luogo  a
          risarcimento per danno biologico permanente. 
              3. L'ammontare del danno biologico liquidato  ai  sensi
          del comma 1 puo' essere aumentato dal giudice in misura non
          superiore ad un quinto, con equo e  motivato  apprezzamento
          delle condizioni soggettive del danneggiato. 
              4. Con decreto del Presidente della Repubblica,  previa
          deliberazione del Consiglio dei ministri, su  proposta  del
          Ministro della salute, di  concerto  con  il  Ministro  del
          lavoro e delle politiche sociali,  con  il  Ministro  della
          giustizia e con il Ministro dello  sviluppo  economico,  si
          provvede alla  predisposizione  di  una  specifica  tabella
          delle menomazioni alla integrita' psicofisica comprese  tra
          uno e nove punti di invalidita'. 
              5. Gli importi indicati nel  comma  1  sono  aggiornati
          annualmente  con  decreto  del  Ministro   dello   sviluppo
          economico,  in  misura   corrispondente   alla   variazione
          dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie
          di operai ed impiegati accertata dall'ISTAT. 
              6. Ai fini del calcolo dell'importo di cui al comma  1,
          lettera a), per un punto percentuale di invalidita' pari  a
          1 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,0, per
          un punto percentuale di invalidita' pari a 2 si applica  un
          coefficiente  moltiplicatore  pari  a  1,1,  per  un  punto
          percentuale  di  invalidita'  pari  a  3  si   applica   un
          coefficiente  moltiplicatore  pari  a  1,2,  per  un  punto
          percentuale  di  invalidita'  pari  a  4  si   applica   un
          coefficiente  moltiplicatore  pari  a  1,3,  per  un  punto
          percentuale  di  invalidita'  pari  a  5  si   applica   un
          coefficiente  moltiplicatore  pari  a  1,5,  per  un  punto
          percentuale  di  invalidita'  pari  a  6  si   applica   un
          coefficiente  moltiplicatore  pari  a  1,7,  per  un  punto
          percentuale  di  invalidita'  pari  a  7  si   applica   un
          coefficiente  moltiplicatore  pari  a  1,9,  per  un  punto
          percentuale  di  invalidita'  pari  a  8  si   applica   un
          coefficiente  moltiplicatore  pari  a  2,1,  per  un  punto
          percentuale  di  invalidita'  pari  a  9  si   applica   un
          coefficiente moltiplicatore pari a 2,3.".
Art. 8 
 
               Tentativo obbligatorio di conciliazione 
 
  1. Chi intende  esercitare  un'azione  innanzi  al  giudice  civile
relativa a una controversia di risarcimento del  danno  derivante  da
responsabilita'  sanitaria  e'  tenuto  preliminarmente  a   proporre
ricorso ai sensi dell'articolo 696-bis del codice di procedura civile
dinanzi al giudice competente. 
  2. La presentazione del ricorso  di  cui  al  comma  1  costituisce
condizione di procedibilita' della domanda di risarcimento. E'  fatta
salva la possibilita' di esperire in alternativa il  procedimento  di
mediazione  ai  sensi  dell'articolo  5,  comma  1-bis,  del  decreto
legislativo 4 marzo 2010, n.  28.  In  tali  casi  non  trova  invece
applicazione l'articolo 3 del decreto-legge  12  settembre  2014,  n.
132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014,  n.
162. L'improcedibilita' deve essere eccepita dal convenuto, a pena di
decadenza, o rilevata d'ufficio  dal  giudice,  non  oltre  la  prima
udienza.  Il  giudice,  ove  rilevi  che  il  procedimento   di   cui
all'articolo 696-bis del codice di  procedura  civile  non  e'  stato
espletato ovvero che e' iniziato ma non si e' concluso, assegna  alle
parti il termine di quindici giorni per la  presentazione  dinanzi  a
se' dell'istanza di consulenza tecnica in via  preventiva  ovvero  di
completamento del procedimento. 
  3. Ove la  conciliazione  non  riesca  o  il  procedimento  non  si
concluda entro il termine perentorio di sei  mesi  dal  deposito  del
ricorso, la domanda diviene procedibile e gli effetti  della  domanda
sono salvi se, entro novanta giorni dal deposito  della  relazione  o
dalla scadenza del  termine  perentorio,  e'  depositato,  presso  il
giudice che ha trattato il procedimento di cui al comma 1, il ricorso
di cui all'articolo 702-bis del codice di procedura  civile.  In  tal
caso il giudice fissa  l'udienza  di  comparizione  delle  parti;  si
applicano gli articoli 702-bis e seguenti  del  codice  di  procedura
civile. 
  4.  La  partecipazione  al  procedimento  di   consulenza   tecnica
preventiva  di  cui  al  presente  articolo,  effettuato  secondo  il
disposto dell'articolo 15 della presente legge, e'  obbligatoria  per
tutte  le  parti,  comprese  le  imprese  di  assicurazione  di   cui
all'articolo 10,  che  hanno  l'obbligo  di  formulare  l'offerta  di
risarcimento del danno ovvero comunicare i motivi per  cui  ritengono
di non formularla. In caso di  sentenza  a  favore  del  danneggiato,
quando l'impresa di  assicurazione  non  ha  formulato  l'offerta  di
risarcimento  nell'ambito  del  procedimento  di  consulenza  tecnica
preventiva di cui ai commi precedenti,  il  giudice  trasmette  copia
della sentenza all'Istituto  per  la  vigilanza  sulle  assicurazioni
(IVASS) per gli adempimenti di propria competenza. In caso di mancata
partecipazione, il giudice, con il  provvedimento  che  definisce  il
giudizio, condanna le parti che non hanno  partecipato  al  pagamento
delle spese di consulenza e di lite, indipendentemente dall'esito del
giudizio,   oltre   che   ad   una   pena   pecuniaria,   determinata
equitativamente,  in  favore  della  parte  che  e'   comparsa   alla
conciliazione. 
          Note all'art. 8: 
              - Si riporta il testo dell'art. 696-bis del  codice  di
          procedura civile: 
              «Art. 696-bis (Consulenza tecnica  preventiva  ai  fini
          della composizione della lite).  -  L'espletamento  di  una
          consulenza  tecnica,  in  via   preventiva,   puo'   essere
          richiesto anche al di fuori  delle  condizioni  di  cui  al
          primo comma dell'art.  696,  ai  fini  dell'accertamento  e
          della relativa determinazione dei crediti  derivanti  dalla
          mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni  contrattuali
          o da fatto illecito. Il giudice procede a norma  del  terzo
          comma del  medesimo  art.  696.  Il  consulente,  prima  di
          provvedere  al  deposito  della   relazione,   tenta,   ove
          possibile, la conciliazione delle parti. 
              Se le parti  si  sono  conciliate,  si  forma  processo
          verbale della conciliazione. 
              Il giudice attribuisce con decreto efficacia di  titolo
          esecutivo al processo verbale, ai fini  dell'espropriazione
          e dell'esecuzione in forma specifica e per l'iscrizione  di
          ipoteca giudiziale. 
              Il processo verbale e' esente dall'imposta di registro. 
              Se la conciliazione non  riesce,  ciascuna  parte  puo'
          chiedere che la relazione  depositata  dal  consulente  sia
          acquisita agli atti del successivo giudizio di merito. 
              Si applicano gli articoli  da  191  a  197,  in  quanto
          compatibili.». 
              -  Si  riporta  il  testo  dell'art.  5   del   decreto
          legislativo 4 marzo 2010, n. 28  (Attuazione  dell'art.  60
          della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione
          finalizzata alla conciliazione delle controversie civili  e
          commerciali): 
              «Art. 5 (Condizione di procedibilita' e rapporti con il
          processo).  -  1.  Chi  intende  esercitare   in   giudizio
          un'azione  relativa  ad  una  controversia  in  materia  di
          condominio,   diritti   reali,    divisione,    successioni
          ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto
          di  aziende,  risarcimento  del   danno   derivante   dalla
          circolazione  di  veicoli  e  natanti,  da  responsabilita'
          medica e da diffamazione con il mezzo della  stampa  o  con
          altro mezzo di pubblicita', contratti assicurativi, bancari
          e finanziari,  e'  tenuto  preliminarmente  a  esperire  il
          procedimento di mediazione ai sensi  del  presente  decreto
          ovvero  il  procedimento  di  conciliazione  previsto   dal
          decreto legislativo 8  ottobre  2007,  n.  179,  ovvero  il
          procedimento istituito in attuazione dell'art. 128-bis  del
          testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di
          cui al decreto legislativo 1° settembre  1993,  n.  385,  e
          successive modificazioni,  per  le  materie  ivi  regolate.
          L'esperimento del procedimento di mediazione e'  condizione
          di     procedibilita'     della     domanda     giudiziale.
          L'improcedibilita' deve essere eccepita  dal  convenuto,  a
          pena di decadenza, o rilevata d'ufficio  dal  giudice,  non
          oltre la prima  udienza.  Il  giudice  ove  rilevi  che  la
          mediazione e' gia' iniziata, ma non si e'  conclusa,  fissa
          la successiva udienza dopo la scadenza del termine  di  cui
          all'art. 6. Allo stesso modo provvede quando la  mediazione
          non e'  stata  esperita,  assegnando  contestualmente  alle
          parti il termine di quindici giorni  per  la  presentazione
          della domanda di  mediazione.  Il  presente  comma  non  si
          applica alle azioni  previste  dagli  articoli  37,  140  e
          140-bis  del  codice  del  consumo  di   cui   al   decreto
          legislativo  6  settembre  2005,  n.  206,   e   successive
          modificazioni. 1-bis. Chi intende  esercitare  in  giudizio
          un'azione  relativa  a  una  controversia  in  materia   di
          condominio,   diritti   reali,    divisione,    successioni
          ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto
          di   aziende,   risarcimento   del   danno   derivante   da
          responsabilita' medica e sanitaria e da diffamazione con il
          mezzo della  stampa  o  con  altro  mezzo  di  pubblicita',
          contratti assicurativi, bancari e  finanziari,  e'  tenuto,
          assistito  dall'avvocato,  preliminarmente  a  esperire  il
          procedimento di mediazione ai sensi  del  presente  decreto
          ovvero i procedimenti previsti dal  decreto  legislativo  8
          ottobre 2007, n.  179,  e  dai  rispettivi  regolamenti  di
          attuazione ovvero il procedimento istituito  in  attuazione
          dell'art. 128-bis del testo unico delle  leggi  in  materia
          bancaria e creditizia di  cui  al  decreto  legislativo  1°
          settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per  le
          materie ivi regolate.  L'esperimento  del  procedimento  di
          mediazione e' condizione di  procedibilita'  della  domanda
          giudiziale. La presente disposizione  ha  efficacia  per  i
          quattro anni successivi alla  data  della  sua  entrata  in
          vigore. Al termine di  due  anni  dalla  medesima  data  di
          entrata in vigore e' attivato su iniziativa  del  Ministero
          della  giustizia  il  monitoraggio  degli  esiti  di   tale
          sperimentazione. L'improcedibilita'  deve  essere  eccepita
          dal convenuto, a pena di decadenza,  o  rilevata  d'ufficio
          dal giudice, non oltre la prima  udienza.  Il  giudice  ove
          rilevi che la mediazione e' gia' iniziata,  ma  non  si  e'
          conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza  del
          termine di cui all'art. 6. Allo stesso modo provvede quando
          la   mediazione   non   e'   stata   esperita,   assegnando
          contestualmente alle parti il termine  di  quindici  giorni
          per  la  presentazione  della  domanda  di  mediazione.  Il
          presente comma non si applica alle  azioni  previste  dagli
          articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al
          decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e  successive
          modificazioni. 
              2. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto
          disposto dai commi 3 e 4, il  giudice,  anche  in  sede  di
          giudizio di appello, valutata la  natura  della  causa,  lo
          stato dell'istruzione e il comportamento delle parti,  puo'
          disporre l'esperimento del procedimento di  mediazione;  in
          tal caso, l'esperimento del procedimento di  mediazione  e'
          condizione di procedibilita' della domanda giudiziale anche
          in sede di appello. Il  provvedimento  di  cui  al  periodo
          precedente e' adottato prima dell'udienza  di  precisazione
          delle  conclusioni  ovvero,  quando  tale  udienza  non  e'
          prevista prima della discussione della  causa.  Il  giudice
          fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di
          cui all'art. 6 e, quando la mediazione non  e'  gia'  stata
          avviata, assegna contestualmente alle parti il  termine  di
          quindici giorni  per  la  presentazione  della  domanda  di
          mediazione. 
              2-bis.  Quando  l'esperimento   del   procedimento   di
          mediazione e' condizione di  procedibilita'  della  domanda
          giudiziale la condizione si considera avverata se il  primo
          incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l'accordo. 
              3. Lo svolgimento della mediazione non preclude in ogni
          caso la concessione dei provvedimenti urgenti e  cautelari,
          ne' la trascrizione della domanda giudiziale. 
              4. I commi 1-bis e 2 non si applicano: 
              a)   nei   procedimenti   per   ingiunzione,    inclusa
          l'opposizione,  fino  alla  pronuncia  sulle   istanze   di
          concessione e sospensione della provvisoria esecuzione; 
              b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto,
          fino al mutamento del rito di cui all'art. 667  del  codice
          di procedura civile; 
              c) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai
          fini della composizione della lite, di cui all'art. 696-bis
          del codice di procedura civile; 
              d) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei
          provvedimenti di cui all'art. 703, terzo comma, del  codice
          di procedura civile; 
              e) nei procedimenti di  opposizione  o  incidentali  di
          cognizione relativi all'esecuzione forzata; 
              f) nei procedimenti in Camera di consiglio; 
              g) nell'azione civile esercitata nel processo penale. 
              5. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto
          disposto dai commi 3 e  4,  se  il  contratto,  lo  statuto
          ovvero l'atto costitutivo dell'ente prevedono una  clausola
          di mediazione o conciliazione e il  tentativo  non  risulta
          esperito, il giudice o l'arbitro, su  eccezione  di  parte,
          proposta nella prima difesa, assegna alle parti il  termine
          di quindici giorni per la presentazione  della  domanda  di
          mediazione e fissa la successiva udienza dopo  la  scadenza
          del termine di cui all'art. 6. Allo stesso modo il  giudice
          o  l'arbitro  fissa  la  successiva   udienza   quando   la
          mediazione o il tentativo di conciliazione  sono  iniziati,
          ma  non  conclusi.  La  domanda   e'   presentata   davanti
          all'organismo indicato  dalla  clausola,  se  iscritto  nel
          registro,  ovvero,  in  mancanza,  davanti  ad   un   altro
          organismo iscritto, fermo il rispetto del criterio  di  cui
          all'art. 4,  comma  1.  In  ogni  caso,  le  parti  possono
          concordare, successivamente al contratto o allo  statuto  o
          all'atto  costitutivo,  l'individuazione  di   un   diverso
          organismo iscritto. 
              6. Dal momento della comunicazione alle altre parti, la
          domanda  di  mediazione  produce  sulla  prescrizione   gli
          effetti della domanda giudiziale.  Dalla  stessa  data,  la
          domanda di mediazione impedisce altresi' la  decadenza  per
          una sola volta, ma se  il  tentativo  fallisce  la  domanda
          giudiziale deve essere proposta entro il  medesimo  termine
          di decadenza, decorrente dal deposito del  verbale  di  cui
          all'art. 11 presso la segreteria dell'organismo.». 
              - Si riporta il testo dell'art. 3 del decreto-legge  12
          settembre    2014,    n.    132    (Misure    urgenti    di
          degiurisdizionalizzazione  ed  altri  interventi   per   la
          definizione dell'arretrato in materia di processo civile.): 
              «Art. 3 (Improcedibilita'). - 1. Chi intende esercitare
          in  giudizio  un'azione  relativa  a  una  controversia  in
          materia  di  risarcimento  del  danno  da  circolazione  di
          veicoli e natanti deve, tramite il suo  avvocato,  invitare
          l'altra parte a stipulare una convenzione  di  negoziazione
          assistita. Allo stesso modo deve procedere, fuori dei  casi
          previsti dal periodo precedente e dall'art. 5, comma 1-bis,
          del decreto legislativo 4 marzo 2010, n.  28,  chi  intende
          proporre in giudizio una domanda di pagamento  a  qualsiasi
          titolo  di  somme   non   eccedenti   cinquantamila   euro.
          L'esperimento del procedimento di negoziazione assistita e'
          condizione  di  procedibilita'  della  domanda  giudiziale.
          L'improcedibilita' deve essere eccepita  dal  convenuto,  a
          pena di decadenza, o rilevata d'ufficio  dal  giudice,  non
          oltre la prima udienza. Il giudice  quando  rileva  che  la
          negoziazione assistita e'  gia'  iniziata,  ma  non  si  e'
          conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza  del
          termine di cui  all'art.  2,  comma  3.  Allo  stesso  modo
          provvede quando la  negoziazione  non  e'  stata  esperita,
          assegnando  contestualmente  alle  parti  il   termine   di
          quindici  giorni  per  la  comunicazione  dell'invito.   Il
          presente comma non si applica alle controversie concernenti
          obbligazioni contrattuali derivanti da  contratti  conclusi
          tra professionisti e consumatori. 
              2.   Quando   l'esperimento   del    procedimento    di
          negoziazione  assistita  e'  condizione  di  procedibilita'
          della  domanda  giudiziale  la  condizione   si   considera
          avverata se l'invito  non  e'  seguito  da  adesione  o  e'
          seguito da rifiuto entro trenta giorni dalla sua  ricezione
          ovvero quando  e'  decorso  il  periodo  di  tempo  di  cui
          all'art. 2, comma 2, lettera a). 
              3. La disposizione di cui al comma 1 non si applica: 
              a)   nei   procedimenti   per   ingiunzione,    inclusa
          l'opposizione; 
              b) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai
          fini della composizione della lite, di cui all'art. 696-bis
          del codice di procedura civile; 
              c) nei procedimenti di  opposizione  o  incidentali  di
          cognizione relativi all'esecuzione forzata; 
              d) nei procedimenti in Camera di consiglio; 
              e) nell'azione civile esercitata nel processo penale. 
              4.  L'esperimento  del  procedimento  di   negoziazione
          assistita nei casi di  cui  al  comma  1  non  preclude  la
          concessione di provvedimenti urgenti e  cautelari,  ne'  la
          trascrizione della domanda giudiziale. 
              5. Restano ferme le disposizioni che prevedono speciali
          procedimenti obbligatori  di  conciliazione  e  mediazione,
          comunque denominati. Il termine di cui ai commi 1 e 2,  per
          materie  soggette  ad  altri  termini  di   procedibilita',
          decorre unitamente ai medesimi. 
              6. Quando il procedimento di negoziazione assistita  e'
          condizione di procedibilita'  della  domanda,  all'avvocato
          non e' dovuto compenso  dalla  parte  che  si  trova  nelle
          condizioni per l'ammissione al  patrocinio  a  spese  dello
          Stato, ai sensi dell'art. 76  (L)  del  testo  unico  delle
          disposizioni legislative  e  regolamentari  in  materia  di
          spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente  della
          Repubblica  30   maggio   2002,   n.   115   e   successive
          modificazioni. A tale fine la parte e' tenuta a  depositare
          all'avvocato apposita dichiarazione  sostitutiva  dell'atto
          di  notorieta',   la   cui   sottoscrizione   puo'   essere
          autenticata dal medesimo avvocato, nonche' a  produrre,  se
          l'avvocato lo  richiede,  la  documentazione  necessaria  a
          comprovare la veridicita' di quanto dichiarato. 
              7. La disposizione di cui al comma  1  non  si  applica
          quando la parte puo' stare in giudizio personalmente. 
              8.  Le  disposizioni  di  cui  al   presente   articolo
          acquistano efficacia decorsi novanta giorni dall'entrata in
          vigore della legge di conversione del presente decreto.». 
              - Si riporta il testo degli articoli 702 -bis,  702-ter
          e 702- quater del codice di procedura civile: 
              «Art. 702-bis (Forma della domanda. Costituzione  delle
          parti). - Nelle  cause  in  cui  il  tribunale  giudica  in
          composizione monocratica, la domanda puo'  essere  proposta
          con  ricorso   al   tribunale   competente.   Il   ricorso,
          sottoscritto a  norma  dell'art.  125,  deve  contenere  le
          indicazioni di cui ai numeri 1), 2), 3),  4),  5)  e  6)  e
          l'avvertimento  di  cui  al  numero  7)  del  terzo   comma
          dell'art. 163. 
              A  seguito   della   presentazione   del   ricorso   il
          cancelliere forma il  fascicolo  d'ufficio  e  lo  presenta
          senza ritardo al presidente del tribunale, il quale designa
          il  magistrato  cui  e'   affidata   la   trattazione   del
          procedimento. 
              Il giudice designato fissa  con  decreto  l'udienza  di
          comparizione delle parti,  assegnando  il  termine  per  la
          costituzione del convenuto, che  deve  avvenire  non  oltre
          dieci giorni prima dell'udienza; il ricorso, unitamente  al
          decreto di fissazione dell'udienza, deve essere  notificato
          al convenuto almeno trenta giorni prima della data  fissata
          per la sua costituzione. 
              Il convenuto  deve  costituirsi  mediante  deposito  in
          cancelleria della comparsa di risposta,  nella  quale  deve
          proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti posti
          dal ricorrente a fondamento della domanda, indicare i mezzi
          di prova di cui intende avvalersi e i documenti  che  offre
          in comunicazione, nonche' formulare le conclusioni. A  pena
          di   decadenza   deve   proporre   le   eventuali   domande
          riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito  che
          non sono rilevabili d'ufficio. 
              Se il convenuto intende chiamare un terzo  in  garanzia
          deve,  a  pena  di  decadenza,  farne  dichiarazione  nella
          comparsa di costituzione e chiedere al giudice designato lo
          spostamento   dell'udienza.   Il   giudice,   con   decreto
          comunicato dal cancelliere alle parti costituite,  provvede
          a fissare la data della nuova udienza assegnando un termine
          perentorio per la citazione del terzo. La costituzione  del
          terzo in giudizio avviene a norma del quarto comma . 
              Art. 702-ter (Procedimento). - Il giudice,  se  ritiene
          di essere incompetente, lo dichiara con ordinanza. 
              Se  rileva  che  la  domanda  non  rientra  tra  quelle
          indicate nell'art. 702-bis, il giudice, con  ordinanza  non
          impugnabile, la dichiara inammissibile. Nello  stesso  modo
          provvede sulla domanda riconvenzionale. 
              Se ritiene che le difese svolte dalle parti  richiedono
          un'istruzione non sommaria, il giudice, con  ordinanza  non
          impugnabile, fissa l'udienza di cui all'art.  183.  In  tal
          caso si applicano le disposizioni del libro II. 
              Quando la causa relativa alla  domanda  riconvenzionale
          richiede un'istruzione non sommaria, il giudice ne  dispone
          la separazione. 
              Se non provvede ai sensi  dei  commi  precedenti,  alla
          prima udienza il giudice, sentite  le  parti,  omessa  ogni
          formalita' non essenziale al contraddittorio,  procede  nel
          modo che ritiene piu' opportuno  agli  atti  di  istruzione
          rilevanti  in  relazione  all'oggetto   del   provvedimento
          richiesto e provvede con ordinanza  all'accoglimento  o  al
          rigetto delle domande. 
              L'ordinanza e' provvisoriamente esecutiva e costituisce
          titolo per l'iscrizione di  ipoteca  giudiziale  e  per  la
          trascrizione. 
              Il giudice  provvede  in  ogni  caso  sulle  spese  del
          procedimento ai sensi degli articoli 91 e seguenti. 
              Art. 702-quater  (Appello).  -  L'ordinanza  emessa  ai
          sensi del sesto comma dell'art. 702-ter produce gli effetti
          di cui all'art. 2909 del codice civile se non e'  appellata
          entro   trenta   giorni   dalla   sua    comunicazione    o
          notificazione. Sono ammessi nuovi mezzi di  prova  e  nuovi
          documenti quando il collegio li ritiene  indispensabili  ai
          fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non  aver
          potuto proporli nel corso  del  procedimento  sommario  per
          causa ad essa non imputabile. Il  presidente  del  collegio
          puo' delegare l'assunzione dei mezzi istruttori ad uno  dei
          componenti del collegio.».

Art. 9 
 
        Azione di rivalsa o di responsabilita' amministrativa 
 
  1. L'azione di rivalsa nei confronti dell'esercente la  professione
sanitaria puo' essere esercitata solo in caso di dolo o colpa grave. 
  2. Se l'esercente la professione sanitaria non e' stato  parte  del
giudizio o della procedura stragiudiziale di risarcimento del  danno,
l'azione  di  rivalsa  nei  suoi  confronti  puo'  essere  esercitata
soltanto successivamente  al  risarcimento  avvenuto  sulla  base  di
titolo giudiziale o  stragiudiziale  ed  e'  esercitata,  a  pena  di
decadenza, entro un anno dall'avvenuto pagamento. 
  3.  La  decisione  pronunciata  nel  giudizio  promosso  contro  la
struttura  sanitaria  o  sociosanitaria   o   contro   l'impresa   di
assicurazione non fa stato nel giudizio di rivalsa se l'esercente  la
professione sanitaria non e' stato parte del giudizio. 
  4. In nessun caso la transazione  e'  opponibile  all'esercente  la
professione sanitaria nel giudizio di rivalsa. 
  5. In caso di accoglimento della domanda di  risarcimento  proposta
dal  danneggiato  nei   confronti   della   struttura   sanitaria   o
sociosanitaria pubblica, ai sensi dei commi 1 e 2 dell'articolo 7,  o
dell'esercente la professione sanitaria, ai sensi  del  comma  3  del
medesimo articolo 7, l'azione di responsabilita' amministrativa,  per
dolo o colpa  grave,  nei  confronti  dell'esercente  la  professione
sanitaria e' esercitata dal pubblico ministero presso  la  Corte  dei
conti. Ai fini della quantificazione del danno, fermo restando quanto
previsto dall'articolo 1, comma 1-bis, della legge 14  gennaio  1994,
n. 20, e dall'articolo 52, secondo comma, del testo unico di  cui  al
regio  decreto  12  luglio  1934,  n.  1214,  si  tiene  conto  delle
situazioni di fatto  di  particolare  difficolta',  anche  di  natura
organizzativa, della struttura sanitaria o  sociosanitaria  pubblica,
in cui l'esercente la professione  sanitaria  ha  operato.  L'importo
della  condanna  per  la  responsabilita'  amministrativa   e   della
surrogazione di  cui  all'articolo  1916,  primo  comma,  del  codice
civile, per singolo evento, in caso di colpa grave, non puo' superare
una somma pari al valore maggiore  della  retribuzione  lorda  o  del
corrispettivo convenzionale  conseguiti  nell'anno  di  inizio  della
condotta causa dell'evento o nell'anno  immediatamente  precedente  o
successivo, moltiplicato per il triplo. Per i tre anni successivi  al
passaggio in giudicato della decisione di accoglimento della  domanda
di risarcimento proposta dal danneggiato, l'esercente la  professione
sanitaria, nell'ambito delle  strutture  sanitarie  o  sociosanitarie
pubbliche,  non  puo'  essere  preposto  ad  incarichi  professionali
superiori rispetto a quelli  ricoperti  e  il  giudicato  costituisce
oggetto di specifica valutazione da parte dei commissari nei pubblici
concorsi per incarichi superiori. 
  6. In caso di accoglimento della domanda proposta  dal  danneggiato
nei confronti della struttura sanitaria o  sociosanitaria  privata  o
nei confronti dell'impresa di assicurazione titolare di  polizza  con
la medesima  struttura,  la  misura  della  rivalsa  e  quella  della
surrogazione  richiesta  dall'impresa  di  assicurazione,  ai   sensi
dell'articolo 1916, primo  comma,  del  codice  civile,  per  singolo
evento, in caso di colpa grave, non possono superare una  somma  pari
al  valore  maggiore  del  reddito  professionale,  ivi  compresa  la
retribuzione lorda, conseguito nell'anno  di  inizio  della  condotta
causa dell'evento o nell'anno immediatamente precedente o successivo,
moltiplicato per il triplo. Il limite alla misura della  rivalsa,  di
cui al  periodo  precedente,  non  si  applica  nei  confronti  degli
esercenti la professione sanitaria di cui all'articolo 10, comma 2. 
  7.  Nel  giudizio  di  rivalsa  e  in  quello  di   responsabilita'
amministrativa il giudice puo'  desumere  argomenti  di  prova  dalle
prove assunte nel giudizio instaurato dal danneggiato  nei  confronti
della  struttura  sanitaria  o  sociosanitaria  o   dell'impresa   di
assicurazione se l'esercente la professione  sanitaria  ne  e'  stato
parte. 
Note all'art. 9: 
              - Si riporta  il  testo  dell'art.  1  della  legge  14
          gennaio  1994,  n.   20   (Disposizioni   in   materia   di
          giurisdizione e controllo della Corte dei conti.): 
              «Art.  1  (Azione  di   responsabilita').   -   1.   La
          responsabilita' dei soggetti sottoposti alla  giurisdizione
          della Corte dei conti in materia di  contabilita'  pubblica
          e' personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi
          con   dolo   o   con   colpa    grave,    ferma    restando
          l'insindacabilita' nel merito delle  scelte  discrezionali.
          In ogni caso e' esclusa la gravita' della colpa  quando  il
          fatto dannoso tragga origine  dall'emanazione  di  un  atto
          vistato e registrato in sede  di  controllo  preventivo  di
          legittimita',   limitatamente   ai   profili    presi    in
          considerazione nell'esercizio del  controllo.  Il  relativo
          debito si trasmette agli eredi secondo le leggi vigenti nei
          casi  di  illecito  arricchimento  del  dante  causa  e  di
          conseguente indebito arricchimento degli eredi stessi. 
              1-bis. Nel giudizio di responsabilita', fermo  restando
          il potere di riduzione, deve  tenersi  conto  dei  vantaggi
          comunque conseguiti dall'amministrazione di appartenenza, o
          da altra amministrazione, o dalla comunita' amministrata in
          relazione  al  comportamento  degli  amministratori  o  dei
          dipendenti pubblici soggetti al giudizio di responsabilita' 
              1-ter. Nel caso di deliberazioni di  organi  collegiali
          la responsabilita' si imputa esclusivamente  a  coloro  che
          hanno espresso  voto  favorevole.  Nel  caso  di  atti  che
          rientrano nella competenza propria degli uffici  tecnici  o
          amministrativi  la  responsabilita'  non  si   estende   ai
          titolari degli organi politici che in buona fede li abbiano
          approvati  ovvero  ne  abbiano  autorizzato  o   consentito
          l'esecuzione (5). 
              1-quater. Se  il  fatto  dannoso  e'  causato  da  piu'
          persone,  la  Corte  dei   conti,   valutate   le   singole
          responsabilita', condanna ciascuno per la parte che  vi  ha
          preso. 
              1-quinquies. Nel caso di cui al comma 1-quater  i  soli
          concorrenti   che   abbiano    conseguito    un    illecito
          arricchimento o abbiano agito con  dolo  sono  responsabili
          solidalmente. La disposizione di cui al presente  comma  si
          applica anche per i fatti accertati con sentenza passata in
          giudicato pronunciata in giudizio  pendente  alla  data  di
          entrata in vigore del decreto-legge 28 giugno 1995, n. 248.
          In tali casi l'individuazione dei soggetti ai quali non  si
          estende la responsabilita' solidale e' effettuata  in  sede
          di ricorso per revocazione. 
              1-sexies. Nel giudizio  di  responsabilita',  l'entita'
          del  danno  all'immagine  della  pubblica   amministrazione
          derivante dalla commissione di un reato  contro  la  stessa
          pubblica amministrazione accertato con sentenza passata  in
          giudicato si presume, salva prova contraria, pari al doppio
          della somma di denaro o del valore  patrimoniale  di  altra
          utilita' illecitamente percepita dal dipendente . 
              1-septies. Nei giudizi  di  responsabilita'  aventi  ad
          oggetto atti o fatti di cui al comma 1-sexies, il sequestro
          conservativo e' concesso in tutti i casi di fondato  timore
          di attenuazione della garanzia del credito erariale. 
              2. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in
          ogni caso in cinque anni, decorrenti dalla data in  cui  si
          e'  verificato  il  fatto  dannoso,  ovvero,  in  caso   di
          occultamento  doloso  del  danno,  dalla  data  della   sua
          scoperta. 
              2-bis.  Per  i  fatti  che  rientrano  nell'ambito   di
          applicazione dell'art. 1, comma  7,  del  decreto-legge  27
          agosto 1993, n. 324, convertito, con  modificazioni,  dalla
          legge 27 ottobre 1993, n. 423, la  prescrizione  si  compie
          entro cinque anni ai sensi del comma 2 e comunque non prima
          del 31 dicembre 1996. 
              2-ter. Per i fatti verificatisi anteriormente alla data
          del 15 novembre 1993 e  per  i  quali  stia  decorrendo  un
          termine  di  prescrizione  decennale,  la  prescrizione  si
          compie entro il 31 dicembre 1998,  ovvero  nel  piu'  breve
          termine dato dal compiersi del decennio . 
              3. Qualora la prescrizione del diritto al  risarcimento
          sia maturata a causa di omissione o ritardo della  denuncia
          del fatto, rispondono del danno  erariale  i  soggetti  che
          hanno  omesso  o  ritardato  la  denuncia.  In  tali  casi,
          l'azione e' proponibile entro cinque anni dalla data in cui
          la prescrizione e' maturata. 
              4. La Corte dei  conti  giudica  sulla  responsabilita'
          amministrativa degli amministratori e  dipendenti  pubblici
          anche   quando   il   danno   sia   stato   cagionato    ad
          amministrazioni  o  enti  pubblici  diversi  da  quelli  di
          appartenenza, per i  fatti  commessi  successivamente  alla
          data di entrata in vigore della presente legge.». 
              - Si riporta il testo dell'art. 52 del regio decreto 12
          luglio, 1934, n. 1214 (Approvazione del testo  unico  delle
          leggi sulla Corte dei conti): 
              «Art. 52 (articoli 14, 25, terzo comma, e 37,  legge  7
          luglio 1907, n. 429; art. 1, regio decreto 28 giugno  1912,
          n. 728; articoli 81, 82, 83, primo comma, regio decreto  18
          novembre 1923, n. 2440;  art.  2,  regio  decreto-legge  15
          ottobre 1925, n. 1928; art. 9,  regio  decreto  2  febbraio
          1928, n. 263; art. 3, regio decreto 14  novembre  1929,  n.
          2166; art. 27, regio decreto 18 giugno 1931, n. 807 e  art.
          1, legge  22  dicembre  1932,  n.  1958).  -  I  funzionari
          impiegati ed agenti, civili  e  militari,  compresi  quelli
          dell'ordine   giudiziario   e    quelli    retribuiti    da
          amministrazioni, aziende e gestioni statali a  ordinamento,
          autonomo, che nell'esercizio delle loro funzioni per azione
          od omissione imputabili anche a  sola  colpa  o  negligenza
          cagionino danno allo Stato e ad altra amministrazione dalla
          quale dipendono sono sottoposti  alla  giurisdizione  della
          Corte   nei   casi   e   modi    previsti    dalla    legge
          sull'amministrazione del patrimonio  e  sulla  contabilita'
          generale dello Stato e da leggi speciali. 
              La Corte, valutate  le  singole  responsabilita',  puo'
          porre a carico dei responsabili tutto  o  parte  del  danno
          accertato o del valore perduto.». 
              - Si riporta il testo dell'art. 1916 del codice civile:
          (art. 1916. Diritto di surrogazione dell'assicuratore). 
              «Art. 1916 (Diritto di surrogazione dell'assicuratore).
          - L'assicuratore che ha pagato l'indennita'  e'  surrogato,
          fino alla concorrenza dell'ammontare di essa,  nei  diritti
          dell'assicurato verso i terzi responsabili. 
              Salvo il caso di dolo, la surrogazione non ha luogo  se
          il danno e' causato dai figli, dagli ascendenti,  da  altri
          parenti o da affini  dell'assicurato  stabilmente  con  lui
          conviventi o da domestici. 
              L'assicurato e' responsabile verso  l'assicuratore  del
          pregiudizio arrecato al diritto di surrogazione. 
              Le disposizioni di questo articolo si  applicano  anche
          alle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro e contro
          le disgrazie accidentali.».
Art. 10 
 
                      Obbligo di assicurazione 
 
  1. Le strutture sanitarie  e  sociosanitarie  pubbliche  e  private
devono essere provviste di copertura assicurativa o di altre analoghe
misure  per  la  responsabilita'  civile  verso  terzi   e   per   la
responsabilita'   civile   verso   prestatori   d'opera,   ai   sensi
dell'articolo 27, comma 1-bis, del decreto-legge 24 giugno  2014,  n.
90, convertito, con modificazioni, dalla legge  11  agosto  2014,  n.
114, anche per danni  cagionati  dal  personale  a  qualunque  titolo
operante presso le strutture sanitarie o sociosanitarie  pubbliche  e
private,  compresi  coloro  che  svolgono  attivita'  di  formazione,
aggiornamento nonche' di sperimentazione e  di  ricerca  clinica.  La
disposizione del primo periodo  si  applica  anche  alle  prestazioni
sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria  ovvero
in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale  nonche'
attraverso la telemedicina. Le strutture  di  cui  al  primo  periodo
stipulano, altresi', polizze assicurative o adottano  altre  analoghe
misure per la copertura  della  responsabilita'  civile  verso  terzi
degli esercenti le professioni sanitarie anche ai  sensi  e  per  gli
effetti delle disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo  7,  fermo
restando quanto previsto dall'articolo 9. Le disposizioni di  cui  al
periodo precedente non si applicano in relazione  agli  esercenti  la
professione sanitaria di cui al comma 2. 
  2. Per l'esercente la professione sanitaria che svolga  la  propria
attivita' al di fuori di una delle strutture di cui al  comma  1  del
presente articolo o che presti la sua opera all'interno della  stessa
in regime libero-professionale ovvero che  si  avvalga  della  stessa
nell'adempimento della propria obbligazione contrattuale assunta  con
il paziente ai sensi dell'articolo 7, comma 3, resta fermo  l'obbligo
di cui all'articolo 3, comma 5,  lettera  e),  del  decreto-legge  13
agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  14
settembre 2011, n. 148, all'articolo 5  del  regolamento  di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 7  agosto  2012,  n.  137,  e
all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189. 
  3. Al fine di garantire efficacia alle azioni di cui all'articolo 9
e  all'articolo  12,  comma  3,  ciascun  esercente  la   professione
sanitaria operante  a  qualunque  titolo  in  strutture  sanitarie  o
sociosanitarie pubbliche o private provvede alla stipula, con oneri a
proprio carico, di un'adeguata polizza  di  assicurazione  per  colpa
grave. 
  4.  Le  strutture  di  cui  al  comma  1  rendono  nota,   mediante
pubblicazione   nel   proprio   sito   internet,   la   denominazione
dell'impresa   che   presta   la   copertura    assicurativa    della
responsabilita' civile verso i terzi e verso i prestatori d'opera  di
cui al comma  1,  indicando  per  esteso  i  contratti,  le  clausole
assicurative ovvero le  altre  analoghe  misure  che  determinano  la
copertura assicurativa. 
  5. Con decreto da  emanare  entro  novanta  giorni  dalla  data  di
entrata in vigore della presente legge, il  Ministro  dello  sviluppo
economico, di concerto con il  Ministro  della  salute,  definisce  i
criteri e le modalita' per lo svolgimento delle funzioni di vigilanza
e controllo esercitate dall'IVASS sulle imprese di assicurazione  che
intendano stipulare polizze con le strutture di cui al comma 1 e  con
gli esercenti la professione sanitaria. 
  6. Con decreto del Ministro dello sviluppo  economico,  da  emanare
entro centoventi  giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, di concerto con il Ministro della  salute  e  con  il
Ministro dell'economia e delle finanze,  previa  intesa  in  sede  di
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province  autonome  di  Trento  e  di   Bolzano,   sentiti   l'IVASS,
l'Associazione nazionale fra  le  imprese  assicuratrici  (ANIA),  le
Associazioni nazionali rappresentative delle  strutture  private  che
erogano  prestazioni  sanitarie  e  sociosanitarie,  la   Federazione
nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli  odontoiatri,  le
Federazioni nazionali degli ordini e dei  collegi  delle  professioni
sanitarie e le organizzazioni sindacali maggiormente  rappresentative
delle categorie professionali interessate, nonche' le associazioni di
tutela dei cittadini e dei pazienti,  sono  determinati  i  requisiti
minimi delle  polizze  assicurative  per  le  strutture  sanitarie  e
sociosanitarie pubbliche e private e per gli esercenti le professioni
sanitarie, prevedendo l'individuazione di classi di rischio a cui far
corrispondere massimali differenziati. Il medesimo decreto stabilisce
i  requisiti  minimi  di  garanzia  e  le  condizioni   generali   di
operativita' delle altre analoghe misure, anche di assunzione diretta
del rischio, richiamate dal comma 1; disciplina  altresi'  le  regole
per il trasferimento del rischio nel caso di subentro contrattuale di
un'impresa di assicurazione nonche' la previsione nel bilancio  delle
strutture di un fondo rischi e di un fondo costituito dalla  messa  a
riserva  per  competenza  dei  risarcimenti  relativi   ai   sinistri
denunciati.  A  tali  fondi  si  applicano  le  disposizioni  di  cui
all'articolo 1, commi 5 e 5-bis, del decreto-legge 18  gennaio  1993,
n. 9, convertito, con modificazioni, dalla legge 18  marzo  1993,  n.
67. 
  7. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico da emanare, di
concerto con il  Ministro  della  salute  e  sentito  l'IVASS,  entro
centoventi giorni dalla data di  entrata  in  vigore  della  presente
legge, sono individuati i dati relativi alle polizze di assicurazione
stipulate ai sensi dei commi 1 e 2,  e  alle  altre  analoghe  misure
adottate ai sensi dei commi 1 e 6  e  sono  stabiliti,  altresi',  le
modalita' e i termini per la comunicazione  di  tali  dati  da  parte
delle strutture sanitarie e  sociosanitarie  pubbliche  e  private  e
degli  esercenti  le  professioni  sanitarie   all'Osservatorio.   Il
medesimo decreto stabilisce le modalita' e i termini per l'accesso  a
tali dati. 
Note all'art. 10: 
              - Si riporta il testo dell'art. 27 del decreto-legge 24
          giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e
          la trasparenza  amministrativa  e  per  l'efficienza  degli
          uffici giudiziari.): 
              «Art.   27   (Disposizioni   di    semplificazione    e
          razionalizzazione in materia sanitaria). - 1.  All'articolo
          3, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito,
          con modificazioni, dalla legge 8  novembre  2012,  n.  189,
          sono apportate le seguenti modifiche: 
              a) al comma 2,  lettera  a),  primo  periodo,  dopo  le
          parole "di garantire  idonea  copertura  assicurativa  agli
          esercenti  le  professioni  sanitarie"  sono  aggiunte   le
          seguenti:   ",    anche    nell'esercizio    dell'attivita'
          libero-professionale intramuraria, nei limiti delle risorse
          del fondo stesso"; 
              b) al comma 2, lettera a), secondo periodo,  le  parole
          "in misura definita in sede di  contrattazione  collettiva"
          sono sostituite dalle seguenti: "nella  misura  determinata
          dal soggetto gestore del fondo di cui alla lettera b)"; 
              c) al comma  4,  primo  periodo,  le  parole  "  Per  i
          contenuti" sono sostituite dalle  seguenti:  "Nel  rispetto
          dell'ambito applicativo dell'articolo 3, comma  5,  lettera
          e) del decreto-legge 13 agosto 2011,  n.  138,  convertito,
          con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011,  n.  148,
          per i contenuti". 
              1-bis.  A  ciascuna  azienda  del  Servizio   sanitario
          nazionale  (SSN),  a  ciascuna  struttura  o  ente  privato
          operante in regime autonomo o accreditato con il  SSN  e  a
          ciascuna struttura o ente che, a  qualunque  titolo,  renda
          prestazioni sanitarie a favore di terzi e' fatto obbligo di
          dotarsi di  copertura  assicurativa  o  di  altre  analoghe
          misure per la responsabilita' civile verso  terzi  (RCT)  e
          per la  responsabilita'  civile  verso  prestatori  d'opera
          (RCO),   a   tutela   dei   pazienti   e   del   personale.
          Dall'attuazione del  presente  comma  non  devono  derivare
          nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
              2. 
              3. All'art. 7, comma 1, primo periodo, del decreto  del
          Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 44, le parole
          "da quaranta" sono sostituite dalle seguenti: "da trenta". 
              4. Al trentesimo giorno dalla data di entrata in vigore
          del presente decreto, i componenti in carica del  Consiglio
          superiore di sanita'  decadono  automaticamente.  Entro  il
          medesimo termine, con decreto del Ministro della salute  il
          Consiglio  superiore  di  sanita'  e'  ricostituito   nella
          composizione di cui all'articolo 7, comma  1,  del  decreto
          del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 44,  come
          modificato dal comma 3 del presente articolo.». 
              - Si  riporta  il  testo  dell'art.  3,  comma  5,  del
          decreto-legge 13 agosto  2011,  n.  138  (Ulteriori  misure
          urgenti  per  la  stabilizzazione  finanziaria  e  per   lo
          sviluppo.): 
              «Art.  3  (Abrogazione   delle   indebite   restrizioni
          all'accesso  e  all'esercizio  delle  professioni  e  delle
          attivita' economiche). - (Omissis). 
              5. Fermo restando l'esame di Stato di cui all'art.  33,
          quinto  comma,  della  Costituzione  per   l'accesso   alle
          professioni  regolamentate   secondo   i   principi   della
          riduzione e  dell'accorpamento,  su  base  volontaria,  fra
          professioni   che   svolgono   attivita'   similari,    gli
          ordinamenti professionali devono garantire che  l'esercizio
          dell'attivita' risponda  senza  eccezioni  ai  principi  di
          libera   concorrenza,    alla    presenza    diffusa    dei
          professionisti  su  tutto  il  territorio  nazionale,  alla
          differenziazione e pluralita'  di  offerta  che  garantisca
          l'effettiva possibilita' di scelta degli utenti nell'ambito
          della piu'  ampia  informazione  relativamente  ai  servizi
          offerti.  Con  decreto  del  Presidente  della   Repubblica
          emanato ai sensi dell'art. 17,  comma  2,  della  legge  23
          agosto 1988, n. 400, gli ordinamenti professionali dovranno
          essere riformati entro 12 mesi dalla  data  di  entrata  in
          vigore  del  presente  decreto  per  recepire  i   seguenti
          principi: 
              a) l'accesso  alla  professione  e'  libero  e  il  suo
          esercizio  e'   fondato   e   ordinato   sull'autonomia   e
          sull'indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del
          professionista.   La   limitazione,   in   forza   di   una
          disposizione di legge,  del  numero  di  persone  che  sono
          titolate ad esercitare una certa professione  in  tutto  il
          territorio dello Stato o in una certa area  geografica,  e'
          consentita unicamente laddove essa risponda  a  ragioni  di
          interesse pubblico, tra cui in particolare quelle  connesse
          alla  tutela  della  salute  umana,  e  non  introduca  una
          discriminazione   diretta   o   indiretta   basata    sulla
          nazionalita' o, in  caso  di  esercizio  dell'attivita'  in
          forma  societaria,  della  sede   legale   della   societa'
          professionale; 
              b) previsione dell'obbligo  per  il  professionista  di
          seguire  percorsi   di   formazione   continua   permanente
          predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati  dai
          consigli nazionali, fermo restando  quanto  previsto  dalla
          normativa vigente in  materia  di  educazione  continua  in
          medicina (ECM). La violazione  dell'obbligo  di  formazione
          continua determina un illecito disciplinare e come tale  e'
          sanzionato sulla base di quanto stabilito  dall'ordinamento
          professionale che dovra' integrare tale previsione; 
              c) la  disciplina  del  tirocinio  per  l'accesso  alla
          professione deve conformarsi  a  criteri  che  garantiscano
          l'effettivo svolgimento dell'attivita' formativa e  il  suo
          adeguamento costante all'esigenza di assicurare il  miglior
          esercizio della professione; 
              d). 
              e) a tutela del cliente, il professionista e' tenuto  a
          stipulare  idonea  assicurazione  per  i  rischi  derivanti
          dall'esercizio     dell'attivita'     professionale.     Il
          professionista deve rendere noti  al  cliente,  al  momento
          dell'assunzione dell'incarico, gli  estremi  della  polizza
          stipulata  per  la  responsabilita'  professionale   e   il
          relativo massimale. Le condizioni  generali  delle  polizze
          assicurative  di  cui  al  presente  comma  possono  essere
          negoziate,  in  convenzione  con  i  propri  iscritti,  dai
          Consigli  Nazionali  e   dagli   enti   previdenziali   dei
          professionisti; 
              f) gli  ordinamenti  professionali  dovranno  prevedere
          l'istituzione di organi a livello territoriale, diversi  da
          quelli  aventi  funzioni  amministrative,  ai  quali   sono
          specificamente affidate l'istruzione e la  decisione  delle
          questioni  disciplinari  e  di  un  organo   nazionale   di
          disciplina.   La   carica   di   consigliere    dell'Ordine
          territoriale o di consigliere  nazionale  e'  incompatibile
          con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e
          territoriali. Le disposizioni della presente lettera non si
          applicano alle professioni sanitarie  per  le  quali  resta
          confermata la normativa vigente; 
              g) la pubblicita' informativa, con ogni  mezzo,  avente
          ad oggetto l'attivita' professionale,  le  specializzazioni
          ed i titoli professionali  posseduti,  la  struttura  dello
          studio ed i  compensi  delle  prestazioni,  e'  libera.  Le
          informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette
          e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie. 
              (Omissis).». 
              - Si riporta il  testo  dell'art.  5  del  Decreto  del
          Presidente  della  Repubblica  7  agosto  2012,  n.  137  :
          (Regolamento    recante    riforma    degli     ordinamenti
          professionali,  a  norma  dell'art.   3,   comma   5,   del
          decreto-legge 13  agosto  2011,  n.  138,  convertito,  con
          modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.): 
              «Art.  5  (Obbligo   di   assicurazione).   -   1.   Il
          professionista e' tenuto a stipulare, anche per il  tramite
          di convenzioni collettive negoziate dai consigli  nazionali
          e  dagli  enti  previdenziali  dei  professionisti,  idonea
          assicurazione   per   i   danni   derivanti   al    cliente
          dall'esercizio dell'attivita'  professionale,  comprese  le
          attivita' di custodia di documenti e  valori  ricevuti  dal
          cliente stesso. Il  professionista  deve  rendere  noti  al
          cliente,  al  momento  dell'assunzione  dell'incarico,  gli
          estremi della polizza professionale, il relativo  massimale
          e ogni variazione successiva. 
              2. La violazione della disposizione di cui al  comma  1
          costituisce illecito disciplinare. 
              3.  Al  fine  di  consentire  la   negoziazione   delle
          convenzioni collettive di cui  al  comma  1,  l'obbligo  di
          assicurazione  di  cui  al   presente   articolo   acquista
          efficacia decorsi dodici mesi dall'entrata  in  vigore  del
          presente decreto.». 
              - Si riporta il testo dell'art. 3 del decreto-legge  13
          settembre 2012, n. 158 (Disposizioni urgenti per promuovere
          lo sviluppo del Paese mediante  un  piu'  alto  livello  di
          tutela della salute): 
              «Art. 3 (Responsabilita'  professionale  dell'esercente
          le professioni sanitarie). - 1. L'esercente la  professione
          sanitaria che nello svolgimento della propria attivita'  si
          attiene a linee guida e buone  pratiche  accreditate  dalla
          comunita' scientifica non  risponde  penalmente  per  colpa
          lieve. In tali casi resta comunque fermo l'obbligo  di  cui
          all'art. 2043 del codice civile. Il  giudice,  anche  nella
          determinazione   del   risarcimento   del   danno,    tiene
          debitamente conto della condotta di cui al primo periodo. 
              2.  Con  decreto  del  Presidente   della   Repubblica,
          adottato ai sensi dell'art. 17, comma  1,  della  legge  23
          agosto 1988, n. 400, da emanare entro il 30 giugno 2013, su
          proposta del Ministro  della  salute,  di  concerto  con  i
          Ministri dello sviluppo economico e dell'economia  e  delle
          finanze, sentite l'Associazione nazionale  fra  le  imprese
          assicuratrici (ANIA), la Federazione nazionale degli ordini
          dei  medici  chirurghi  e  degli  odontoiatri,  nonche'  le
          Federazioni nazionali degli  ordini  e  dei  collegi  delle
          professioni  sanitarie  e   le   organizzazioni   sindacali
          maggiormente rappresentative delle categorie  professionali
          interessate, anche in  attuazione  dell'art.  3,  comma  5,
          lettera e), del  decreto-legge  13  agosto  2011,  n.  138,
          convertito, con modificazioni,  dalla  legge  14  settembre
          2011, n. 148, al fine di agevolare l'accesso alla copertura
          assicurativa agli esercenti le professioni sanitarie,  sono
          disciplinati le procedure e i requisiti minimi  e  uniformi
          per l'idoneita' dei relativi contratti, in  conformita'  ai
          seguenti criteri: 
              a) determinare i casi nei quali, sulla base di definite
          categorie di rischio professionale, prevedere l'obbligo, in
          capo ad un fondo  appositamente  costituito,  di  garantire
          idonea copertura assicurativa agli esercenti le professioni
          sanitarie,     anche     nell'esercizio      dell'attivita'
          libero-professionale intramuraria, nei limiti delle risorse
          del fondo stesso. Il fondo viene finanziato dal  contributo
          dei professionisti  che  ne  facciano  espressa  richiesta,
          nella misura determinata dal soggetto gestore del fondo  di
          cui alla lettera b), e da un ulteriore contributo a  carico
          delle imprese autorizzate all'esercizio  dell'assicurazione
          per danni  derivanti  dall'attivita'  medico-professionale,
          determinato in misura percentuale ai  premi  incassati  nel
          precedente esercizio, comunque non superiore al 4 per cento
          del premio stesso, con provvedimento adottato dal  Ministro
          dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della
          salute e il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite
          la Federazione nazionale degli ordini dei medici  chirurghi
          e degli odontoiatri, nonche' le Federazioni nazionali degli
          ordini e dei collegi delle professioni sanitarie; 
              b) determinare il soggetto gestore  del  Fondo  di  cui
          alla lettera a) e le sue competenze senza nuovi o  maggiori
          oneri a carico della finanza pubblica; 
              c) prevedere che i contratti di  assicurazione  debbano
          essere stipulati anche in base a condizioni che  dispongano
          alla scadenza la variazione in aumento o in diminuzione del
          premio in relazione al verificarsi o  meno  di  sinistri  e
          subordinare  comunque  la  disdetta  della   polizza   alla
          reiterazione di una condotta colposa da parte del sanitario
          accertata con sentenza definitiva. 
              3.  Il  danno   biologico   conseguente   all'attivita'
          dell'esercente della  professione  sanitaria  e'  risarcito
          sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del
          decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, eventualmente
          integrate con la procedura di cui al comma 1  del  predetto
          art. 138  e  sulla  base  dei  criteri  di  cui  ai  citati
          articoli, per tener conto delle  fattispecie  da  esse  non
          previste,  afferenti  all'attivita'  di  cui  al   presente
          articolo. 
              4. Nel rispetto dell'ambito  applicativo  dell'articolo
          3, comma 5, lettera e) del decreto-legge 13 agosto 2011, n.
          138,  convertito,  con  modificazioni,   dalla   legge   14
          settembre 2011, n. 148, per  i  contenuti  e  le  procedure
          inerenti ai contratti assicurativi per i  rischi  derivanti
          dall'esercizio    dell'attivita'     professionale     resa
          nell'ambito del Servizio sanitario nazionale o in  rapporto
          di convenzione, il decreto di cui al comma 2 viene adottato
          sentita altresi' la Conferenza permanente  per  i  rapporti
          tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
          di Bolzano. Resta comunque esclusa a carico degli enti  del
          Servizio sanitario nazionale  ogni  copertura  assicurativa
          della responsabilita' civile ulteriore  rispetto  a  quella
          prevista,  per  il  relativo  personale,  dalla   normativa
          contrattuale vigente. 
              5. Gli albi dei consulenti  tecnici  d'ufficio  di  cui
          all'art. 13 del regio decreto 18 dicembre  1941,  n.  1368,
          recante disposizioni di attuazione del codice di  procedura
          civile,  devono  essere  aggiornati  con   cadenza   almeno
          quinquennale, al fine di garantire, oltre a  quella  medico
          legale, una idonea e qualificata rappresentanza di  esperti
          delle discipline specialistiche dell'area sanitaria,  anche
          con il coinvolgimento delle  societa'  scientifiche  tra  i
          quali  scegliere  per  la  nomina   tenendo   conto   della
          disciplina interessata nel procedimento. 
              6. Dall'applicazione del presente articolo  non  devono
          derivare nuovi o maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
          pubblica.». 
              - Si riporta il testo dell'art. 1 del decreto-legge del
          18 gennaio 1993, n.  9  (Disposizioni  urgenti  in  materia
          sanitaria e socio-assistenziale): 
              «Art. 1 (Misure urgenti in materia sanitaria). - 1. Per
          far  fronte  alle  maggiori  occorrenze   finanziarie   del
          Servizio sanitario nazionale per l'anno  1991,  determinate
          in lire 5.600 miliardi, le regioni e le  province  autonome
          sono  autorizzate  ad  assumere  mutui  quindicennali  alle
          condizioni, con le modalita' e con gli istituti di  credito
          stabiliti con decreto del Ministro del  tesoro  nel  limite
          massimo degli importi indicati nell'allegata tabella A, con
          onere a carico dello  Stato;  per  le  stesse  finalita'  e
          medesime  modalita',  l'Associazione  della   Croce   rossa
          italiana e' autorizzata ad assumere un mutuo per un importo
          non superiore a lire 10 miliardi. 
              2. L'onere per l'ammortamento dei mutui e' valutato  in
          complessive  lire  978  miliardi  annui  ed  alla  relativa
          copertura  si  provvede  mediante  utilizzo   della   quota
          all'uopo vincolata del Fondo sanitario  nazionale  iscritto
          nello stato di previsione del Ministero del tesoro. 
              3. Le disposizioni di cui al  secondo  comma  dell'art.
          36, regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440 , e  successive
          modificazioni ed integrazioni, relative alle spese in conto
          capitale, si estendono  alle  disponibilita'  del  capitolo
          4403 dello stato di previsione del Ministero della sanita'. 
              4. Le disponibilita'  finanziarie  esistenti  in  conto
          residui sui capitoli 7001 e 7010 dello stato di  previsione
          del Ministero della sanita' per l'anno 1991, non  impegnate
          nel predetto anno, sono conservate  per  essere  utilizzate
          nell'esercizio 1993. 
              5. Le somme dovute  a  qualsiasi  titolo  alle  aziende
          sanitarie locali e ospedaliere e agli istituti di  ricovero
          e cura a  carattere  scientifico  non  sono  sottoposte  ad
          esecuzione forzata nei limiti degli importi  corrispondenti
          agli stipendi  e  alle  competenze  comunque  spettanti  al
          personale dipendente o convenzionato, nonche' nella  misura
          dei fondi  a  destinazione  vincolata  essenziali  ai  fini
          dell'erogazione dei servizi sanitari definiti  con  decreto
          del Ministro della sanita', di concerto con il Ministro del
          tesoro, da emanare entro due mesi dalla data di entrata  in
          vigore della legge di conversione del presente  decreto.  A
          tal fine l'organo amministrativo  dei  predetti  enti,  con
          deliberazione  adottata  per  ogni  trimestre,   quantifica
          preventivamente  le  somme   oggetto   delle   destinazioni
          previste nel primo periodo. 
              5-bis.  La  deliberazione  di  cui  al   comma   5   e'
          comunicata,  a  mezzo  di  posta  elettronica  certificata,
          all'istituto cui e' affidato il  servizio  di  tesoreria  o
          cassa  contestualmente  alla  sua  adozione.  Al  fine   di
          garantire l'espletamento delle finalita' di cui al comma 5,
          dalla data della predetta  comunicazione  il  tesoriere  e'
          obbligato a rendere immediatamente disponibili le somme  di
          spettanza dell'ente indicate nella deliberazione, anche  in
          caso di notifica di pignoramento o di pendenza di procedura
          esecutiva nei  confronti  dell'ente,  senza  necessita'  di
          previa pronuncia giurisdizionale. Dalla  data  di  adozione
          della deliberazione l'ente  non  puo'  emettere  mandati  a
          titoli  diversi  da  quelli  vincolati,  se  non   seguendo
          l'ordine cronologico delle fatture cosi' come pervenuto per
          il pagamento o, se non e' prescritta  fattura,  dalla  data
          della deliberazione di impegno. 
              6. Il contributo previsto dall'articolo 63 della  legge
          23 dicembre 1978, n.  833  ,  e  successive  modificazioni,
          dovuto, per ciascuno  degli  anni  dal  1980  al  1985  dai
          cittadini assicurati al Servizio sanitario  nazionale,  che
          secondo le leggi vigenti non erano tenuti all'iscrizione ad
          un  istituto  mutualistico  di   natura   pubblica,   resta
          determinato tenendo conto  delle  variazioni  previste  nel
          costo medio pro-capite dell'anno precedente  per  gli  anni
          1980 e 1981 nella misura annua fissa di lire 300 mila e  di
          lire  350  mila  per  l'anno  1982,  entrambe   le   misure
          maggiorate di un importo pari al tre per cento del  reddito
          imponibile ai fini IRPEF  per  gli  anni  medesimi,  e  per
          ciascuno dei successivi anni in un importo pari al 5,50 per
          cento del reddito imponibile ai  fini  IRPEF  per  ciascuno
          degli anni a cui il contributo  si  riferisce.  I  suddetti
          contributi  non  possono,  comunque,  superare  l'ammontare
          complessivo annuo di legge  1.500.000  per  ciascuno  degli
          anni  1980  e  1981  e   l'ammontare   complessivo   annuo,
          rispettivamente, di legge 1.750.000 e  di  legge  2.500.000
          per ciascuno degli anni 1982 e 1983. 
              7. Le somme disponibili sul capitolo 8420  dello  stato
          di  previsione  del  Ministero  dei  lavori  pubblici   non
          impegnate al termine dell'esercizio  1992  sono  conservate
          nel  conto  dei  residui  passivi  per  essere   utilizzate
          nell'esercizio  successivo.  Tali  somme  saranno   erogate
          all'Universita' degli studi di Siena.».

Art. 11 
 
               Estensione della garanzia assicurativa 
 
  1.  La  garanzia  assicurativa  deve  prevedere  una   operativita'
temporale anche per gli eventi accaduti nei dieci anni antecedenti la
conclusione   del   contratto   assicurativo,   purche'    denunciati
all'impresa di  assicurazione  durante  la  vigenza  temporale  della
polizza.   In   caso   di   cessazione   definitiva    dell'attivita'
professionale per qualsiasi causa deve essere previsto un periodo  di
ultrattivita'  della  copertura  per  le  richieste  di  risarcimento
presentate per la  prima  volta  entro  i  dieci  anni  successivi  e
riferite a fatti generatori della  responsabilita'  verificatisi  nel
periodo  di  efficacia  della  polizza,   incluso   il   periodo   di
retroattivita' della copertura. L'ultrattivita' e' estesa agli  eredi
e non e' assoggettabile alla clausola di disdetta. 

Art. 12 
 
               Azione diretta del soggetto danneggiato 
 
  1.  Fatte  salve  le  disposizioni  dell'articolo  8,  il  soggetto
danneggiato ha diritto di agire direttamente, entro  i  limiti  delle
somme per le quali e' stato stipulato il contratto di  assicurazione,
nei confronti dell'impresa di assicurazione che presta  la  copertura
assicurativa alle strutture sanitarie o  sociosanitarie  pubbliche  o
private di cui  al  comma  1  dell'articolo  10  e  all'esercente  la
professione sanitaria di cui al comma 2 del medesimo articolo 10. 
  2. Non sono opponibili al danneggiato, per  l'intero  massimale  di
polizza,  eccezioni  derivanti  dal  contratto  diverse   da   quelle
stabilite dal decreto di cui all'articolo 10, comma 6, che  definisce
i requisiti  minimi  delle  polizze  assicurative  per  le  strutture
sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e per gli esercenti le
professioni sanitarie di cui all'articolo 10, comma 2. 
  3.  L'impresa  di  assicurazione  ha  diritto  di   rivalsa   verso
l'assicurato  nel  rispetto  dei  requisiti  minimi,  non  derogabili
contrattualmente, stabiliti dal decreto di cui all'articolo 10, comma
6. 
  4. Nel giudizio promosso contro l'impresa  di  assicurazione  della
struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata a  norma  del
comma 1  e'  litisconsorte  necessario  la  struttura  medesima;  nel
giudizio promosso contro l'impresa di assicurazione dell'esercente la
professione sanitaria a norma del comma 1 e' litisconsorte necessario
l'esercente la professione  sanitaria.  L'impresa  di  assicurazione,
l'esercente la professione sanitaria e il danneggiato  hanno  diritto
di accesso alla documentazione  della  struttura  relativa  ai  fatti
dedotti in ogni fase della trattazione del sinistro. 
  5. L'azione diretta del danneggiato nei confronti  dell'impresa  di
assicurazione e' soggetta al termine di prescrizione  pari  a  quello
dell'azione verso la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica  o
privata o l'esercente la professione sanitaria. 
  6. Le disposizioni del presente articolo si applicano  a  decorrere
dalla data di entrata in  vigore  del  decreto  di  cui  al  comma  6
dell'articolo 10 con il quale sono  determinati  i  requisiti  minimi
delle   polizze   assicurative   per   le   strutture   sanitarie   e
sociosanitarie e per gli esercenti le professioni sanitarie. 
Art. 13 
 
Obbligo di comunicazione all'esercente la professione  sanitaria  del
              giudizio basato sulla sua responsabilita' 
 
  1. Le strutture sanitarie e sociosanitarie di cui  all'articolo  7,
comma 1, e le imprese di  assicurazione  che  prestano  la  copertura
assicurativa nei confronti dei soggetti di cui all'articolo 10, commi
1  e   2,   comunicano   all'esercente   la   professione   sanitaria
l'instaurazione  del  giudizio  promosso  nei  loro   confronti   dal
danneggiato,  entro  dieci  giorni  dalla  ricezione  della  notifica
dell'atto introduttivo,  mediante  posta  elettronica  certificata  o
lettera raccomandata  con  avviso  di  ricevimento  contenente  copia
dell'atto  introduttivo  del  giudizio.  Le  strutture  sanitarie   e
sociosanitarie e le  imprese  di  assicurazione  entro  dieci  giorni
comunicano all'esercente la  professione  sanitaria,  mediante  posta
elettronica  certificata  o  lettera  raccomandata  con   avviso   di
ricevimento, l'avvio di trattative stragiudiziali con il danneggiato,
con  invito  a  prendervi  parte.  L'omissione,   la   tardivita'   o
l'incompletezza delle comunicazioni di cui al presente comma preclude
l'ammissibilita'  delle  azioni  di  rivalsa  o  di   responsabilita'
amministrativa di cui all'articolo 9. 
Art. 14 
 
Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilita' sanitaria 
 
  1. E' istituito, nello stato  di  previsione  del  Ministero  della
salute, il Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilita'
sanitaria. Il Fondo di garanzia e' alimentato dal  versamento  di  un
contributo annuale dovuto  dalle  imprese  autorizzate  all'esercizio
delle assicurazioni per la responsabilita' civile per i danni causati
da responsabilita' sanitaria. A tal fine il  predetto  contributo  e'
versato all'entrata del bilancio dello Stato per  essere  riassegnato
al  Fondo  di  garanzia.  Il  Ministero  della  salute  con  apposita
convenzione affida alla Concessionaria servizi assicurativi  pubblici
(CONSAP) Spa la gestione delle risorse del Fondo di garanzia. 
  2. Con regolamento adottato con decreto del Ministro della  salute,
da emanare entro centoventi giorni dalla data di  entrata  in  vigore
della presente legge, di concerto  con  il  Ministro  dello  sviluppo
economico e con il Ministro e dell'economia e delle finanze,  sentite
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano e  le  rappresentanze  delle
imprese di assicurazione, sono definiti: 
    a) la misura del  contributo  dovuto  dalle  imprese  autorizzate
all'esercizio delle assicurazioni per la responsabilita' civile per i
danni causati da responsabilita' sanitaria; 
    b) le modalita' di versamento del contributo di cui alla  lettera
a); 
    c) i principi  cui  dovra'  uniformarsi  la  convenzione  tra  il
Ministero della salute e la CONSAP Spa; 
    d) le modalita' di intervento, il funzionamento e il regresso del
Fondo di garanzia nei confronti del responsabile del sinistro. 
  3. Il Fondo di garanzia di cui al comma 1 concorre al  risarcimento
del danno nei limiti delle effettive disponibilita' finanziarie. 
  4. La misura del contributo di cui  al  comma  2,  lettera  a),  e'
aggiornata  annualmente  con  apposito  decreto  del  Ministro  della
salute, da adottare  di  concerto  con  il  Ministro  dello  sviluppo
economico e  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  in
relazione  alle  effettive  esigenze  della  gestione  del  Fondo  di
garanzia. 
  5. Ai fini della rideterminazione del contributo di cui al comma 2,
lettera a), la CONSAP Spa trasmette  ogni  anno  al  Ministero  della
salute e al Ministero dello sviluppo economico  un  rendiconto  della
gestione del Fondo di garanzia di cui al comma 1,  riferito  all'anno
precedente, secondo le disposizioni stabilite dal regolamento di  cui
al comma 2. 
  6. Gli oneri per l'istruttoria e la  gestione  delle  richieste  di
risarcimento sono posti a carico del Fondo  di  garanzia  di  cui  al
comma 1. 
  7. Il Fondo di garanzia di  cui  al  comma  1  risarcisce  i  danni
cagionati da responsabilita' sanitaria nei seguenti casi: 
    a)  qualora  il  danno  sia  di  importo  eccedente  rispetto  ai
massimali previsti dai contratti  di  assicurazione  stipulati  dalla
struttura  sanitaria  o  sociosanitaria  pubblica  o  privata  ovvero
dall'esercente la professione sanitaria ai sensi del decreto  di  cui
all'articolo 10, comma 6; 
    b) qualora la struttura sanitaria  o  sociosanitaria  pubblica  o
privata  ovvero  l'esercente  la  professione   sanitaria   risultino
assicurati presso un'impresa che al momento del sinistro si trovi  in
stato di insolvenza o di  liquidazione  coatta  amministrativa  o  vi
venga posta successivamente; 
    c) qualora la struttura sanitaria  o  sociosanitaria  pubblica  o
privata ovvero l'esercente la professione sanitaria siano  sprovvisti
di  copertura  assicurativa  per  recesso  unilaterale   dell'impresa
assicuratrice ovvero per la sopravvenuta inesistenza o  cancellazione
dall'albo dell'impresa assicuratrice stessa. 
  8. Il decreto di cui all'articolo  10,  comma  6,  prevede  che  il
massimale minimo sia rideterminato  in  relazione  all'andamento  del
Fondo per le ipotesi di cui alla lettera a) del comma 7 del  presente
articolo. 
  9. Le disposizioni di cui al  presente  articolo  si  applicano  ai
sinistri denunciati per la prima volta dopo la  data  di  entrata  in
vigore della presente legge. 
  10. Il Ministro dell'economia e delle  finanze  e'  autorizzato  ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
Art. 15 
 
Nomina dei consulenti tecnici d'ufficio e dei periti nei  giudizi  di
                      responsabilita' sanitaria 
 
  1. Nei procedimenti civili e  nei  procedimenti  penali  aventi  ad
oggetto la responsabilita' sanitaria, l'autorita' giudiziaria  affida
l'espletamento della consulenza tecnica e della perizia a  un  medico
specializzato in medicina legale e a uno  o  piu'  specialisti  nella
disciplina che abbiano  specifica  e  pratica  conoscenza  di  quanto
oggetto del procedimento, avendo cura che  i  soggetti  da  nominare,
scelti tra gli iscritti negli albi di cui ai commi 2 e 3,  non  siano
in posizione di conflitto di interessi nello specifico procedimento o
in altri connessi e che i consulenti tecnici  d'ufficio  da  nominare
nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 8, comma 1, siano in
possesso  di  adeguate  e  comprovate  competenze  nell'ambito  della
conciliazione acquisite anche mediante specifici percorsi formativi. 
  2.  Negli  albi  dei  consulenti  di  cui  all'articolo  13   delle
disposizioni per  l'attuazione  del  codice  di  procedura  civile  e
disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18  dicembre  1941,
n. 1368,  e  dei  periti  di  cui  all'articolo  67  delle  norme  di
attuazione, di coordinamento e transitorie del  codice  di  procedura
penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271,  devono
essere indicate e  documentate  le  specializzazioni  degli  iscritti
esperti in medicina. In sede di revisione  degli  albi  e'  indicata,
relativamente a ciascuno degli esperti di cui al periodo  precedente,
l'esperienza professionale maturata, con particolare  riferimento  al
numero e  alla  tipologia  degli  incarichi  conferiti  e  di  quelli
revocati. 
  3.  Gli  albi  dei  consulenti  di  cui   all'articolo   13   delle
disposizioni per  l'attuazione  del  codice  di  procedura  civile  e
disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18  dicembre  1941,
n. 1368, e gli albi dei periti di cui all'articolo 67 delle norme  di
attuazione, di coordinamento e transitorie del  codice  di  procedura
penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271,  devono
essere  aggiornati  con  cadenza  almeno  quinquennale,  al  fine  di
garantire,  oltre  a  quella  medico-legale,  un'idonea  e   adeguata
rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche riferite  a
tutte le professioni sanitarie, tra i quali scegliere per  la  nomina
tenendo conto della disciplina interessata nel procedimento. 
  4. Nei casi di cui al comma 1, l'incarico e' conferito al  collegio
e,  nella  determinazione  del  compenso  globale,  non  si   applica
l'aumento del 40 per cento per ciascuno degli  altri  componenti  del
collegio previsto dall'articolo 53 del testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di  cui
al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115. 
          Note all'art. 15: 
              - Si riporta il testo dell'art. 13  delle  disposizioni
          per  l'attuazione  del  codice  di   procedura   civile   e
          disposizioni  transitorie,  di  cui  al  regio  decreto  18
          dicembre 1941, n. 1368: 
              «Art. 13 (Albo dei consulenti tecnici). -  Presso  ogni
          tribunale e' istituito un albo dei consulenti tecnici. 
              L'albo e' diviso in categorie. 
              Debbono essere sempre comprese nell'albo le  categorie:
          1. medico-chirurgica; 2. industriale;  3.  commerciale;  4.
          agricola; 5. bancaria; 6. assicurativa.». 
              - Si riporta il  testo  dell'art.  67  delle  norme  di
          attuazione, di coordinamento e transitorie  del  codice  di
          procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio
          1989, n. 271: 
              «Art. 67 (Albo dei periti presso il  tribunale).  -  1.
          Presso ogni tribunale e'  istituito  un  albo  dei  periti,
          diviso in categorie. 
              2. Nell'albo  sono  sempre  previste  le  categorie  di
          esperti  in  medicina  legale,  psichiatria,  contabilita',
          ingegneria  e  relative  specialita',  infortunistica   del
          traffico e della circolazione stradale, balistica, chimica,
          analisi  e  comparazione  della  grafia  interpretariato  e
          traduzione. 
              3. Quando il giudice nomina come perito un esperto  non
          iscritto negli albi, designa, se possibile, una persona che
          svolge la propria attivita' professionale  presso  un  ente
          pubblico. 
              4. Nel caso previsto dal comma  3,  il  giudice  indica
          specificamente nell'ordinanza di nomina  le  ragioni  della
          scelta. 
              5. In ogni caso il giudice  evita  di  designare  quale
          perito le persone che svolgano o abbiano  svolto  attivita'
          di consulenti di parte in procedimenti  collegati  a  norma
          dell'art. 371 comma 2 del codice.». 
              - Si riporta il testo  dell'art.  53  del  decreto  del
          Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.  115  (Testo
          unico delle disposizioni  legislative  e  regolamentari  in
          materia di spese di giustizia - Testo A): 
              «Art.  53  (L)  (Incarichi  collegiali).  -  1.  Quando
          l'incarico e' stato conferito ad un collegio  di  ausiliari
          il compenso globale e' determinato  sulla  base  di  quello
          spettante al singolo, aumentato del quaranta per cento  per
          ciascuno degli altri componenti del collegio, a meno che il
          magistrato  dispone  che  ognuno  degli   incaricati   deve
          svolgere   personalmente   e    per    intero    l'incarico
          affidatogli.». 

Art. 16 
 
Modifiche alla  legge  28  dicembre  2015,  n.  208,  in  materia  di
        responsabilita' professionale del personale sanitario 
 
  1. All'articolo 1, comma 539, lettera a), della legge  28  dicembre
2015, n. 208, il secondo  periodo  e'  sostituito  dal  seguente:  «I
verbali e gli atti conseguenti all'attivita' di gestione del  rischio
clinico non possono essere  acquisiti  o  utilizzati  nell'ambito  di
procedimenti giudiziari». 
  2. All'articolo 1, comma 540, della legge 28 dicembre 2015, n. 208,
le parole da: «ovvero» fino alla fine del comma sono sostituite dalle
seguenti: «, in medicina legale ovvero da  personale  dipendente  con
adeguata formazione e  comprovata  esperienza  almeno  triennale  nel
settore». 
          Note all'art. 16: 
              - Per il testo dell'art. 1, comma 539  della  legge  28
          dicembre 2015,  n.  208,  come  modificato  dalla  presente
          legge, si veda nelle note all'art. 2. 
              - Si riporta il testo dell'art.  1,  comma  540,  della
          legge 28 dicembre  2015,  n.  208,  come  modificato  dalla
          presente legge: 
              «540. L'attivita' di gestione del rischio sanitario  e'
          coordinata    da    personale    medico    dotato     delle
          specializzazioni  in  igiene,   epidemiologia   e   sanita'
          pubblica o  equipollenti,  in  medicina  legale  ovvero  da
          personale dipendente con adeguata formazione  e  comprovata
          esperienza almeno triennale nel settore.». 

Art. 17 
 
                      Clausola di salvaguardia 
 
  1. Le disposizioni della  presente  legge  sono  applicabili  nelle
regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento  e  di
Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative  norme
di attuazione, anche con riferimento  alla  legge  costituzionale  18
ottobre 2001, n. 3. 
          Note all'art. 17: 
              - La  legge  costituzionale  18  ottobre  2001,  n.  3,
          recante «Modifiche al titolo V della  parte  seconda  della
          Costituzione», e' pubblicata nella  Gazzetta  Ufficiale  24
          ottobre 2001, n. 248. 

Art. 18 
 
                 Clausola di invarianza finanziaria 
 
  1. Le amministrazioni interessate provvedono  all'attuazione  delle
disposizioni di cui alla presente  legge  nell'ambito  delle  risorse
umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e
comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
    Data a Roma, addi' 8 marzo 2017 
 
                             MATTARELLA 
 
                                  Gentiloni Silveri,  Presidente  del
                                  Consiglio dei ministri 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 

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