Sintesi della situazione della Medicina Fiscale INPS

medici fiscali

L’INPS dal 1 maggio 2013, facendo riferimento alla così detta ”spending review”, ha drasticamente ridotto del 90 % circa le visite fiscali per malattia effettuate d’ufficio.

Da quella data 1400 medici fiscali, che operano in regime di convenzione con l’INPS, sono relegati in un limbo di provvisorieta’ che raggiunge livelli di drammaticita’ per circa 300 medici che svolgevano tale attivita’ in via esclusiva, ma che comunque coinvolge tutti i medici “di lista” rappresentando per tutti la fonte di maggior reddito.

Tali professionisti si ritrovano a dover sopportare una situazione che ha addirittura del paradossale, essendo costretti a garantire la propria disponibilita’ giornaliera a fronte di una media di circa 10 visite fiscali mensili, per un guadagno medio di circa 300 euro nette.

L’età media della categoria e’ di 55 anni e parecchi  collaborano, in questo regime di precariato con un contratto libero professionale atipico, con l’Istituto anche da oltre 20 anni. Tutti hanno scarsissime possibilita’ di reinserimento o reintegrazione del proprio reddito professionale.

Il loro rapporto deriva dalla legge 638/83 che all’articolo 5 comma 12 recita:

“Per l’effettuazione delle visite mediche di controllo dei lavoratori l’Istituto nazionale della previdenza sociale, sentiti gli ordini dei medici, istituisce presso le proprie sedi liste speciali formate da medici, a rapporto di impiego con pubbliche amministrazioni e da medici liberi professionisti, ai quali possono fare ricorso gli istituti previdenziali o i datori di lavoro”

I successivi DM attuativi che nel tempo hanno regolamentato la materia sono  il decreto 18 aprile 1996,  il decreto 12 ottobre 2000 e il decreto 8 maggio 2008.

A completare il quadro normativo sono di recente intervenuti due emendamenti che hanno portato all’approvazione di due commi:

Comma 10 bis dell’articolo 4 della legge 125 del 2013

” In considerazione dei vincoli di bilancio e assunzionali, nonché dell’autonomia organizzativa dell’INPS, le liste speciali, già costituite ai sensi dell’articolo 5, comma 12, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, sono trasformate in liste speciali ad esaurimento, nelle quali vengono confermati i medici inseriti nelle suddette liste alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e che risultavano già iscritti nelle liste alla data del 31 dicembre 2007.”

Comma 340 dell’art. 1 della Legge 147 del 2013

“Al comma 10-bis dell’articolo 4 del  decreto-legge  31  agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  ottobre 2013, n. 125, e’ aggiunto, in fine, il  seguente  periodo:  «Ai  fini della razionalizzazione del  servizio,  l’INPS,  per  l’effettuazione delle visite mediche di controllo domiciliari ai  lavoratori  assenti dal servizio per malattia, si avvale, in via prioritaria, dei medici inseriti nelle liste speciali di cui al periodo precedente.”

Sostanzialmente tali  commi  trasformano in liste speciali ad esaurimento le liste istituite dall’INPS ex art. 5 comma 12 d.l. n. 463/1983 (l. 638/1983) per l’effettuazione delle visite mediche di controllo dei lavoratori, formate da medici, a rapporto di impiego con pubbliche amministrazioni e da medici liberi professionisti, ai quali possono fare ricorso l’INPS o i datori di lavoro, dando a tali medici   priorita’.

 Questi due commi devono, però, essere ancora completati da una normativa più ampia: oltretutto, presi come valore assoluto, escludono circa 200 medici che operano con l’INPS anche da oltre 5 anni e non danno ai rimanenti 1200 alcuna certezza di riuscire a recuperare la propria attivita’ lavorativa, con l’attuale budget stanziato dalla dirigenza INPS per il 2014 per la Medicina Fiscale.

 A poco e’ valso finora lo sforzo di far comprendere alla dirigenza INPS che la sostanziale sospensione del servizio determinera’ danni economici che gia’ si profilano nei bilanci.  Nel 2013 a fronte di un presunto risparmio di 28,3 milioni si sono avuti maggiori oneri per un valore di quasi 27,4 milioni, nonostante la riduzione degli occupati di circa 500.000 unità e la sostanziale costanza della cassa integrazione.

 Fra i costi dell’operazione si devono computare inoltre: il venir meno di un essenziale elemento di contrasto a comportamenti assenteisti non presumibili nè identificabili al momento della certificazione, l’aumento dei costi del lavoro delle aziende che sostengono circa il 50% della indennità di malattia, il mancato introito per lo Stato di circa 10 milioni di euro per l’IRPEF non versata dai medici fiscali ed infine la severa riduzione dei contributi versati all’ENPAM, la cassa previdenziale dei medici.

A poco e’ valso cercare di far capire alla dirigenza INPS che la mancanza dell’ azione deterrente, che solamente un numero significativo di controlli fiscali puo’ garantire, determinera’ quasi certamente una impennata del fenomeno dell’assenteismo e della relativa spesa per malattia. Cosa peraltro sulla quale lo stesso CIV , organo di vigilanza interno all’INPS, aveva lanciato un allarme inascoltato con apposita deliberazione.

A poco e’ valso cercare di far comprendere alla dirigenza INPS che un sistema informatico evoluto puo’ certamente semplificare ed efficientare il servizio, ma non puo’ pretendere di ridurre del 90% il numero di verifiche espletate sui dipendenti assenti per malattia.

In questo contesto si e’ introdotta una recente iniziativa parlamentare che ha affidato alla XII Commissione presieduta dall’on. Vargiu una “indagine conoscitiva sull’organizzazione dell’attività dei medici che svolgono gli accertamenti sanitari per verificare lo stato di salute del dipendente assente per malattia”

La Commissione Affari Sociali ha ascoltato la FNOMCeO, le associazioni e i sindacati di categoria, nonche’ i rappresentanti del ministero della salute, della semplificazione, i rappresentanti delle regioni.

A breve la Commissione elaborera’ le sue conclusioni, essendo esaurita la fase delle audizioni e probabilmente del problema sara’ investito direttamente  proprio il ministero da lei presieduto.

La Commissione pare essere orientata alla creazione di un polo unico di Medicina Fiscale che dovrebbe accorpare nelle mani dell’INPS i due sistemi fiscali in atto gestiti autonomamente dall’INPS e dalle ASL.

La creazione di tale  polo risponde a criteri di equita’ nei confronti dei lavoratori sottoposti ad un regime fiscale differente a seconda che si tratti di lavoratori pubblici o privati. Risponde inoltre a criteri di efficienza essendo l’INPS fornita degli strumenti informatici idonei ad un servizio moderno. Rammentiamo che le certificazioni di malattia del settore pubblico giungono gia’ da tempo al sistema informatico dell’INPS. Risponde infine a criteri di economicita’ determinando risparmi certi per lo Stato.

La creazione del polo unico determinerebbe la liberazione di risorse umane per le ASL i cui medici dipendenti potrebbero essere utilizzati in altre mansioni per le quali, a causa del blocco del turnover, le ASL lamentano carenze.

Il polo unico risolverebbe il problema dei 1400 medici che potrebbero finalmente vedere la fine del loro precariato e verrebbero armonizzati con i circa 500 medici in atto convenzionati con le ASL, evitando di smarrire un patrimonio di professionalita’ cresciuto in circa 20 anni.

Non esiste sostanzialmente un problema di risorse economiche, ma solo problemi tecnici risolvibili purche’ ci si voglia mettere mano. In atto le visite fiscali ASL sono finanziate da un fondo, gestito dalle regioni, di 70 milioni annui, in realtà non utilizzati per questo scopo anche se un emendamento della legge di stabilità 2014 li vincola a questo utilizzo.

Giuseppe Battaglia

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